C’est la guerre!

La reazione del Notariato francese alla “Loi Macron” sulle liberalizzazioni

Alla domanda di cosa stesse succedendo in Francia a proposito di liberalizzazioni un collega francese mi ha risposto con convinzione e orgoglio:

“Ici, c’est la guerre!”

La facciata della prestigiosa sede della Chambre des Notaires di Parigi a Place du Chatelet è tuttora ricoperta di manifesti con grandi scritte rosse di protesta contro il disegno di legge, noto come “Loi Macron”, che in nome di un rilancio dell’economia propone la “liberalizzazione” di certe professioni regolamentate fra cui quella notarile, con slogans come

“le droit n’est pas une merchandise” (il diritto non è una mercanzia)

“Ne subissez pas la loi Macron, agissez” (Non subite la legge Macron, agite)

“M. le Ministre: vous pouvez compter sur nous pour soutenir l’economie pas pour sacrifier le droit” (Signor Ministro: può contare su di noi per sostenere l’economia ma non per uccidere il diritto)

e rintracciabili sul sito “Paris Notaires”.

Il notariato francese infatti ha regito fin da subito agli attacchi politici con una campagna mediatica durissima ed estremante incisiva iniziata con lo sciopero di massa dell’autunno scorso e continuata su tutti i fronti e con tutti i mezzi possibili, finalizzata di evidenziare le conseguenze deleterie che deriverebbero in termini di sicurezza dei traffici giuridici e di garanzie sulla certezza del diritto qualora andasse in porto la riforma.

Sul sito Noitaires.fr è possibile sottoscrivere via Internet una petizione al Presidente della Repubblica a sostegno del Notariato Francese ed è stato inoltre creato “La dérnière profession qui conseille gratuitement”, un sito Internet specifico di mobilitazione contro la Loi Macron.

Da parecchi mesi tutte le e-mail dei notai francesi riportano in calce il seguente banner

Per capire meglio quali risultati concreti abbia fino ad oggi prodotto una così imponente mobilitazione abbiamo contattato il notaio Didier Nourissat, con sede a Digione (Conseiller du Président pour l’Océan Indien, Coordonateur de la commission titrement UINL, Conseiller général et membre du Conseil de direction de l’Union internationale du notariat UINL).

Riportiamo qui di seguito il testo dell’intervista che ci ha rilasciato.


Ci può riassumere quali sono gli attacchi più pericolosi che da qualche tempo stanno colpendo il Notariato francese?

Quando il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha deciso la scorsa estate, basandosi su una relazione dall’Ispettorato generale delle Finanze, di prendere di mira le professioni regolamentate e in particolare i notai, l’intento era di:

  1. contestare il concetto di “autentica”,
  2. condividere con altre professioni le aree di competenza notarile soprattutto nel settore immobiliare e del diritto di famiglia,
  3. prevedere la libertà di insediamento per qualsiasi laureato che avesse superato l’esame per diventare notaio,
  4. consentire alle altre professioni non legali di assumere partecipazioni in società di notai,
  5. rivedere la tariffa verso il basso, affidando all’autorità garante della concorrenza il compito di liberalizzarla.

Se i primi due punti sono stati successivamente abbandonati grazie alla forte mobilitazione della nostra categoria e del Consiglio Superiore del Notariato, la legge Macron sulla crescita dell’economia  (dal nome dell’attuale Ministro dell’Economia) ha mantenuto gli ultimi tre punti del progetto nonostante innumerevoli incontri di lavoro e di sensibilizzazione dei parlamentari.

Quali sono i veri motivi dietro questi attacchi?

E’ ovviamente sotto la pressione delle autorità di Bruxelles che è nato questo progetto di liberalizzazione delle professioni regolamentate.

Infatti, dal momento che il Governo Francese non può rispettare altri impegni assunti nei confronti della Commissione Europea riguardo al deficit di bilancio, alla legislazione sul lavoro e alla previdenza sociale, ha dato in pasto le professioni regolamentate in totale contraddizione con la posizione precedente che le difendeva con la “direttiva servizi”.

La sfida fondamentale di questo braccio di ferro tra il Governo e la nostra professione non è economica ma in realtà culturale: quale sistema giuridico dovrebbe predominare in Europa? Il diritto continentale o anglosassone?

Ma il chiaro obiettivo di coloro che vogliono marginalizzare l’istituzione notarile è economico: per conquistare il mercato notarile dei passaggi di proprietà e del diritto di famiglia.

Quindi dobbiamo essere consapevoli del fatto che stiamo assistendo ad una vera e propria “guerra dei diritti”.

Quali sono le ragioni del grande sciopero dei notai francesi nell’autunno dello scorso anno?

Fin dai primi annunci di deregolamentazione della nostra professione, la squadra del Consiglio Superiore del Notariato che raggruppa tutti i 9.500 notai francesi si è fortemente impegnata nella realizzazione di diverse azioni:

  • una grande campagna pubblicitaria televisiva e per mezzo di manifesti in tutti gli studi notarili della Francia;
  • grandi raduni il 17 settembre a Parigi in Piazza della Repubblica e di fronte a tutte le prefetture di Francia a cui hanno partecipato quasi tutti i notai e i loro dipendenti, erano inoltre presenti i sindacati dei dipendenti: è naturalmente la prima volta in assoluto che una tale manifestazione ha avuto luogo, a dimostrazione del grado di esasperazione dei notai;
  • un movimento di protesta contro il Ministero dell’Economia, che consiste da  diversi mesi nell’abbandonare il sistema di pubblicazione telematico degli atti di trasferimento della proprietà (procedimento cd. tele@acte)  per tornare alla presentazione di copie cartacee degli atti con  il conseguente intasamento degli uffici di pubblicità immobiliare;
  • una manifestazione si è tenuta anche a Parigi nel mese di dicembre con altri professionisti rappresentanti le altre professioni liberali, ricevendo l’adesione di decine di migliaia di professionisti.

Quali sono stati gli effetti dello sciopero sull’opinione pubblica?

I nostri clienti stanno rispondendo molto bene e hanno firmato decine di migliaia di petizioni contro il disegno di legge Macron che sono state indirizzate al Presidente della Repubblica.

La loro reazione è positiva perché capiscono il valore aggiunto del notaio e perché siamo stati in grado di spiegare loro gli effetti negativi di questa riforma.

Per contro, il messaggio è molto più difficile da trasmettere all’opinione pubblica perché non è facile spiegare mediante campagne di comunicazione mediatica le conseguenze di natura culturale di questo progetto di riforma.

Come si è svolto lo sciopero? Quanto è durato? Oltre alla protesta per le strade di Parigi avete sospeso il pagamento delle imposte?

L’abbandono del sistema di pubblicazione telematica degli atti di natura immobiliare è ancora in vigore.

Diversamente   non si è voluto arrivare alla sospensione del pagamento delle imposte a causa della nostra qualità di pubblici ufficiali.

Si tratta di una forma di protesta forte: ci sono stati effetti reali positivi?

Come innanzi detto abbiamo ottenuto l’abbandono dell’attribuzione della facoltà di autentica ad altri soggetti e il mantenimento dell’esclusiva delle nostre aree di competenza, ma la battaglia è tutt’altro che finita per gli altri tre punti della riforma (libertà di installazione,  tariffe e  partecipazione di professionisti diversi nelle nostre società professionali riservate ai soli notai).

Il testo rischia di essere profondamente modificato in Senato, che è composto da parlamentari dell’opposizione, probabilmente verrà discusso in Commissione Mista Paritaria e infine riportato alla versione originale dall’Assemblea Nazionale.

Successivamente arriverà il tempo dei ricorsi davanti al Consiglio Costituzionale e successivamente i decreti attuativi.

La strada è ancora lunga e dico ciò non solo per rassicurare i nostri giovani colleghi che hanno fatto grossi debiti della durata di 15 anni per acquisire i loro studi o per entrare in società professionali di notai o per i nostri dipendenti i cui posti di lavoro sono minacciati se il margine di guadagno dei notai dovesse scendere.

Quali sono le recenti posizioni della Autorità garante della concorrenza in relazione al notaio francese?

Fino ad oggi non abbiamo mai dovuto lottare con l’autorità garante della concorrenza  dal momento che il notaio è sempre stato escluso dalla direttiva sui servizi a causa dello  status specifico di Pubblico Ufficiale.

Cosa sta facendo il notariato francese nei confronti del garante della concorrenza e che prospettive ci sono su questo fronte?

E’ troppo presto per dire come reagiremo ma naturalmente converrà  adattare la nostra attività alla normativa di riferimento.

Che prospettive realistiche ci sono per il notariato francese sul fronte tariffe e concorrenza?

Il disegno di legge che è stato approvato dall’Assemblea Nazionale secondo la procedura speciale di cui all’articolo 49-3 della Costituzione, sarà messo in discussione al Senato. In questo momento stiamo intervenendo sui senatori affinchè abbiano ben presenti le conseguenze di questa riforma.

Cerchiamo di far capire loro che questa riforma non apporterà nulla in termini di crescita economica contrariamente a quello che affermano i funzionari di Bercy (Ministero dell’Economia), perché questa legge non comporterà alcun aumento del numero di vendite e di successioni.

Al contrario porterà perdita di posti di lavoro, i nostri 48.000 dipendenti sono molto preoccupati per questo progetto.

Il CNUE ha preso una posizione forte a sostegno dei notai Francesi: ci sono state delle risposte a livello europeo?

Non che io sappia. Tuttavia, sappiamo che il CNUE si è particolarmente mobilitato su questo tema perché è ovvio che se il notariato francese viene minato nei suoi  fondamenti  essenziali, saranno l’insieme dei notariati europei dapprima, e poi mondiali, che a breve verrano compromessi.

Va ricordato che il notariato francese, aiutato dai colleghi europei ha esportato l’istituzione notariato nel mondo e che la nostra professione è oggi presente in oltre 120 paesi, che rappresentano i due terzi della popolazione mondiale ed inoltre in 15 dei 19 paesi del G20 e in 22 dei 28 Stati membri dell’Unione europea.

Tuttavia, il modello esportato si basa su 3 principi fondamentali:

  1. la regolamentazione delle sedi notarili che permette una “giustizia locale” diffusa in modo capillare sul territorio;
  2. la sfera di competenze riservate in particolare in materia di diritto immobiliare e diritto di famiglia in relazione ai quali gli atti pubblici garantiscono la certezza del diritto;
  3. la proporzionalità della tariffa che promuove l’accesso al diritto anche alle classi meno abbienti.

Questo è il modello esportato da più di venti anni e che la legge Macron mette in discussione con riferimento alla regolamentazione delle sedi e alla tariffa: il governo francese vuole dunque a “uccidere il modello”.

A livello europeo cosa vi aspettate?

Bisognerebbe convincere i parlamentari europei e membri della Commissione che è meglio  promuovere la cultura giuridica di diritto continentale che garantisce molto di più i diritti delle classi sociali più modeste della popolazione rispetto al sistema di Common Law che considera la legge come una merce e ovviamente aumenta i costi delle transazioni.

Abbiamo il grande privilegio di vedere il CNUE presieduto da Jean Tarrade, che era Presidente del notariato francese fino allo scorso novembre: questa è una grande opportunità perché egli ha una conoscenza molto approfondita della questione e padroneggia perfettamente i meccanismi delle istituzioni  europee.

Inoltre, il CNUE  ha un peso politico di un certo rilievo nella misura in cui  raggruppa 22 notariati e pertanto 40.000 notai.


Si riporta di seguito anche il testo dell’intervista in lingua francese.

1°- Pouvez-vous nous résumer les plus dangereuses attaques qui, depuis un certain temps, frappent le notariat Français?

Lorsque le Ministère de l’économie et des finances a décidé l’été dernier, en se basant sur un rapport de l’Inspection générale des finances, de s’en prendre aux professions réglementées et notamment aux notaires, il était envisagé :

  • de contester la notion d’authenticité,
  • de faire partager à d’autres professions nos domaines de compétences notamment en matière immobilière et de droit de la famille,
  • de prévoir la liberté d’installation pour tout diplômé notaire,
  • de permettre à d’autres professions non juridiques de prendre des participations dans les sociétés de notaires,
  • et de revoir le tarif à la baisse en confiant à l’Autorité de la concurrence le soin de le libéraliser.

2°- Quelles sont, selon vous, les véritables raisons derrière ces attaques?

C’est naturellement sous la pression des autorités bruxelloises que ce projet de libéralisation des professions règlementées a pris naissance.

En effet, comme le gouvernement français ne peut pas respecter les autres engagements qu’il avait pris à l’égard de la commission européenne notamment en matière de déficit budgétaire, de législation du travail et de protection sociale, il a donné en pâture les professions règlementées en contradiction totale avec la position qu’il défendait auparavant notamment sur la directive services.

L’enjeu essentiel de ce bras de fer entre le gouvernement et notre profession n’est en réalité pas économique  mais culturel : quel système juridique doit prédominer en Europe ? le droit continental ou le droit anglo-saxon ?

Mais l’objectif évident de ceux qui veulent marginaliser l’institution notariale est d’ordre économique : conquérir le marché notarial des ventes et du droit de la famille.

Il faut donc être conscient que nous assistons à une véritable «guerre des droits».

3°-  Quelles sont les raisons de la grande grève des notaires Français en octobre l’année dernière?

Dès les premières annonces de dérèglementation de notre profession, l’équipe du Conseil supérieur du notariat qui fédère les 9500 notaires s’est fortement mobilisée en menant diverses actions :

  • une grande campagne de communication télévisée et par voie d’affiches apposées dans toutes les études de France,
  • des grands rassemblements organisés le 17 septembre dernier à Paris Place de la République et devant toutes les préfectures de France qui ont réuni la quasi-totalité des notaires et leurs salariés, les syndicats de salariés étant également très présents : c’est naturellement la première fois qu’une telle manifestation avait lieu, ce qui démontre le degré d’exaspération des notaires qui ont été totalement stigmatisés,
  • un mouvement de protestation à l’égard du Ministère de l’Economie qui consiste depuis plusieurs mois à abandonner la télépublication des actes de mutation immobilière (procédé tele@cte) pour revenir à la remise de copies papier engorgeant ainsi les bureaux de publicité foncière.
  • Une manifestation a eu lieu également à Paris en décembre avec les autres professions libérales, réunissant des dizaines de milliers de professionnels.

4°- Quels sont les effets de la grève sur l’opinion publique?

Nos clients réagissent assez bien et nous leur avons d’ailleurs fait signer des dizaines de milliers de pétitions contre le projet de loi Macron qui ont été adressées au Président de la république.

Leur réaction est positive car ils comprennent la valeur ajoutée du notaire et parce que nous avons pu leur expliquer les enjeux de ce projet de réforme.

Par contre, le message est beaucoup plus difficile à faire passer dans le public car il n’est pas aisé d’expliquer par des campagnes de communication les conséquences d’ordre culturel de ce projet de réforme.

5° – Comment la grève a eu lieu ? Combien a duré ? En plus de la protestation dans les rues de Paris avez-vous suspendu le paiement des impôts?

L’abandon de la télépublication des actes de nature immobilière est toujours en vigueur.

Par contre, nos instances professionnelles n’ont pas souhaité se lancer dans un mouvement de suspension du paiement des impôts en raison de notre qualité d’officier ministériel.

6°- C’est une forme de protestation forte: il y a des effets positifs réels ?

Nous avons obtenu comme indiqué plus haut l’abandon du partage de l’authenticité et de nos domaines de compétence réservée, mais le combat est loin d’être terminé pour les 3 autres points de la réforme (liberté d’installation, tarif et accès d’autres professions dans nos sociétés d’exercice).

Le texte risque d’être profondément remanié au Sénat qui est composé de parlementaires d’opposition, probablement discuté en commission mixte paritaire et enfin rétabli dans sa version originale par l’Assemblée nationale.

Ensuite, viendra le temps des recours devant le conseil constitutionnel puis des discussions lors de la réalisation des décrets d’application.

Le chemin est donc encore long et ce n’est pas pour rassurer nos jeunes confrères qui ont souscrit des emprunts importants sur 15 ans pour acquérir leurs études ou des parts de sociétés professionnelles de notaires et pour nos salariés dont les emplois sont menacés au cas où la marge des études notariales venait à baisser.

7°- Quel côté prend le peuple ordinaire ?

Voir question 4

8°- Quelles sont les récentes positions de l’autorité de la  concurrence relativement au notariat français ?

Jusqu’à ce jour nous n’avons jamais eu à débattre avec l’autorité de la concurrence puisque le notariat a été exclu de la directive service en raison de son statut spécifique d’office ministériel.

9°- Que fait le notariat  français face à la concurrence et qu’il y a des chances de ce côté-là?

Il est trop tôt pour préciser de quelle manière nous réagirons mais bien entendu, il conviendra d’adapter nos entreprises à la législation qui sera alors en vigueur.

10°- Quelles perspectives réalistes il y a pour les notaires Français sur les tarifs et  la concurrence?

Actuellement, le projet de loi qui a été voté à l’assemblée nationale selon la procédure d’exception de l’article 49-3 de la constitution, va être en discussion au Sénat. Nous intervenons donc actuellement auprès des sénateurs pour qu’ils maîtrisent bien les enjeux de cette réforme. Nous leur expliquons qu’elle ne va rien apporter en termes de croissance économique contrairement à ce qu’affirment les fonctionnaires de Bercy (Ministère de l’Economie) car cette loi n’entrainera aucune augmentation du nombre de ventes et des successions.

Bien au contraire elle sera destructrice d’emplois, nos 48.000 salariés étant très inquiets par ce projet.

11°- Le CNUE a pris une position ferme à l’appui des notaires Français: y-a-t-il des réponses au niveau européen?

Pas à ma connaissance. Cependant, nous savons que le CNUE est particulièrement mobilisé sur ce sujet car il est évident que, si le notariat français vient à perdre ses principaux fondements, ce sont l’ensemble des notariats européens puis mondiaux qui seront fragilisés à terme.

Il convient en effet de rappeler que le notariat français, aidé par ses confrères européens a exporté l’institution notariale dans le monde entier et que notre profession est présente aujourd’hui dans plus de 120 pays, représentant les 2/3 de la population mondiale et notamment dans 15 des 19 pays du G20 et 22 des 28 États membres de l’Union Européenne.

Or, le modèle exporté repose sur 3 fondamentaux :

  • la régulation de l’installation permettant une justice de proximité par un maillage du territoire,
  • les domaines de compétence réservée notamment en matière de droit immobilier et de droit de la famille pour lesquels les actes authentiques garantissent la sécurité juridique,
  • et la proportionnalité du tarif qui favorise l’accès au droit des personnes les plus modestes.C’est ce modèle exporté depuis plus de vingt ans que la loi Macron remet en cause au niveau de l’installation et du tarif : le gouvernement français veut donc « tuer  le modèle ».

12°- Au niveau européen qu’attendez-vous ?

Il convient de convaincre les parlementaires européens ainsi que les membres de la commission qu’il est préférable de promouvoir la culture juridique de droit continental qui est beaucoup plus protectrices des droits des populations les plus modestes que le système de Common Law qui considère le droit comme une marchandise et renchérit bien évidemment les coûts.

Nous avons le grand privilège de voir le CNUE présidé désormais par Jean Tarrade, qui était à la tête du notariat français jusqu’en novembre dernier : c’est une grande chance car il a une connaissance très approfondie du dossier et maîtrise parfaitement les rouages des institutions européennes.

De plus, le CNUE représente un poids politique certain dans la mesure il fédère 22 notariats soit 40.000 notaires.

C’est la guerre! ultima modifica: 2015-03-30T15:11:07+02:00 da Chiara Grazioli
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