Recenti indicazioni in materia di peculato: profili penalistici e deontologici

di Matteo Gozzi*

Il possesso qualificato dalla ragione dell’ufficio o del servizio non è solo quello che rientra nella competenza funzionale specifica del Notaio, ma anche quello che si basa su un rapporto che consenta al soggetto agente, comunque di inserirsi nel maneggio o nella disponibilità della cosa o del denaro altrui, rinvenendo nella pubblica funzione anche la sola occasione per un tale comportamento.

Il momento in cui si realizza l’interversione del titolo del possesso, e dunque la condotta appropriativa, non coincide automaticamente con lo spirare del termine per il versamento delle imposte, ma va accertato caso per caso, sulla base dell’attenta considerazione delle circostanze di fatto, evitando semplificazioni probatorie che trasformerebbero la fattispecie di peculato, gravemente punita, in un reato “formale”.

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Notai, antiriciclaggio, collaborazione e dignità

a cura di Alessandro Torroni

I notai sono pubblici ufficiali che, per delega ricevuta dallo Stato, attribuiscono pubblica fede a operazioni giuridiche realizzate dai privati. È stato detto che il notaio consente l’incontro della volontà delle parti con l’ordinamento giuridico.

I notai fin dall’anno 1985 hanno ricevuto dallo Stato l’incarico di eseguire controlli di natura tecnica, coadiuvando l’attività della pubblica amministrazione.

Dall’anno 1985 è stato previsto l’obbligo di indicare, per dichiarazione della parte alienante, negli atti notarili di trasferimento immobiliare, i provvedimenti edilizi (concessione edilizia, permesso di costruire, condono edilizio in itinere, ecc.) che legittimano una costruzione, con conseguente onere per la categoria di formarsi in un settore del diritto (normativa edilizia) che esulava dalle sue competenze.

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La violenza economica

Pubblichiamo oggi, con qualche giorno di ritardo rispetto al 25 novembre, l’intervento di Grazia Prevete, past President di Federnotai a un seminario sulla violenza economica, organizzato dall’Assessorato alle pari opportunità del Comune di Torino per il 23/11 in occasione della giornata contro la violenza. La lettura è utile a introdurre il tema che sarà oggetto del Caffè di Federnotizie in programma Venerdì 1 dicembre “Mi scusi: ma quando arriva il notaio? Esiste una questione femminile nel Notariato?”.


Buongiorno a tutte le persone presenti e utilizzo volutamente il termine “Persone” che comprende tutti i generi di qualsiasi tipo.

Il tema della violenza economica è finalmente oggetto di attenzione, la violenza economica non è appariscente, è subdola e non lascia lividi, ma può incidere sulla vita delle donne per lunghissimo tempo, ci si può con fatica liberare di un marito violento, ma a volte è assai più difficile liberarsi di debiti e di una condizione economica subordinata, perché non si ha un lavoro remunerato esterno alla famiglia, né una professionalità che aiuti a inserirsi nel mondo del lavoro.

In questo periodo viene proiettato il film “C’è ancora domani” della Cortellesi, la vicenda si svolge nel primo dopoguerra, nel 1946, in una Italia povera in bianco e nero, ma in realtà racconta il nostro mondo, racconta di tutte noi.

La protagonista, Delia, è schiacciata da un marito ignorante, stupido e violento, alla violenza fisica si unisce la violenza economica, Delia fa tanti piccoli lavori sottopagati e consegna tutto quello che guadagna al marito, ne trattiene una piccola parte, di nascosto e ad una amica dice “Sai, mi rubo i soldi” e l’amica obietta “ma sono soldi tuoi, tu li hai guadagnati” Delia non risponde, ha introiettato la violenza.

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Riflessioni sulla vendita dello studio notarile

Cominciamo dalla regola in vigore. Per l’articolo 31 del nostro Codice Deontologico “Viola il dovere di imparzialità il notaio: … g) che rileva a titolo oneroso lo studio notarile”.

Guardiamoci negli occhi e domandiamoci quanto questa norma sia rispettata e quanto la sua violazione sia stata perseguita.

Tutti noi conosciamo e abbiamo in mente casi di violazione noti a tutto il distretto e tutti noi abbiamo in mente notai, rispettatissimi e specchiati, direttamente coinvolti o che abbiano addirittura prestato assistenza nella successione a titolo oneroso dello studio. Diciamocelo serenamente e sempre senza ipocrisia.

Con ciò non si vuole negare che il divieto avesse una sua ragione ma certo è che, se una regola non è rispettata col tacito accordo di gran parte della categoria è necessario chiedersi se oggi abbia ancora una sua attualità.

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Che fine ha fatto la vecchia bozza del nuovo codice deontologico?

Comincia tra poche ore il Congresso di Genova, con una nuova formula che siamo curiosi di sperimentare.

Il titolo “Confronto sulla deontologia dai principi alla pratica” aveva fatto appunto pensare ad un confronto che portasse a discutere su un progetto di riforma del Codice Deontologico vigente che ormai risente di una inadeguatezza evidente rispetto alle modifiche legislative (la competenza regionale, il conto dedicato, la volontaria giurisdizione, etc.) e ad alle evoluzioni della professione (il diffondersi dell’associazionismo, la necessità di una maggior qualificazione dei collaboratori) e della socialità nei suoi generali sviluppi di interazione (la comunicazione notarile – anche pubblicitaria – via social e web, etc…) e invece il Consiglio Nazionale ha preferito che il dibattito restasse nella comfort zone dell’esistente, affidando a qualificati gruppi di studio una ricognizione degli orientamenti giurisprudenziali che ha, alla fine, prodotto i documenti che oggi e domani andremo a discutere (e sui quali rinvio all’articolo di Domenico Cambareri pubblicato due giorni fa).

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Deontologia e Congresso. Un passo in avanti mancato

Lo scorso 28 aprile il Presidente del Comitato Ordinatore dei Congressi ha trasmesso ai notai sei studi in materia deontologica (a ben vedere cinque in materia deontologica e uno contenente proposte di modifica del sistema disciplinare) per “facilitare la partecipazione ai lavori congressuali” del prossimo e anche primo, nella storia del notariato, Congresso, esclusivamente interno e politico.

Gli studi (anticipati un paio di settimane prima dai Coordinatori della Commissione Deontologia del CNN) sono di pregio scientifico e d’altronde non poteva essere che così se solo si considera che alcuni dei notai estensori hanno pluriennale esperienza oltre che spiccata sensibilità in questa materia ed alcuni dei professionisti esterni al notariato, anch’essi estensori, hanno contribuito in materia determinante negli ultimi quindici anni a creare quei filoni giurisprudenziali che hanno consegnato al notariato numerose vittorie processuali.

Gli studi costituiscono un ottimo compendio sulle questioni di maggior rilievo tanto da far venire in mente di proporre che una parte dell’esame orale del concorso possa essere dedicato alla deontologia sulla base di questi materiali.

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Costituzione di parte civile del CND e condanna al risarcimento del danno

Con sentenza 24 ottobre 2022 n.  11328 depositata il 17 gennaio 2023. Il Tribunale ordinario di Milano, sezione decima penale, ha condannato un notaio al risarcimento del danno cagionato al Consiglio Notarile di Milano, costituitosi parte civile, in un procedimento nel quale il notaio, è stato condannato ad 8 anni e sei mesi di reclusione per una serie di reati (circonvenzione di incapace, sequestro di persona, peculato, falso, associazione a delinquere etc.) per una vicenda assurta a notorietà nazionale. Nelle more del giudizio il Consiglio aveva chiesto e ottenuto, in sede disciplinare, una pronuncia di destituzione.

Non ricordiamo precedenti specifici sul punto e ci pare importante darne notizia perché il Tribunale di Milano giunge a ritenere la risarcibilità del danno partendo dall’affermazione della valenza costituzionale della funzione notarile, argomentando come la condotta del singolo possa avere riflessi potenzialmente dannosi sull’intera categoria.

È un precedente importante che può essere di stimolo all’azione di altri Consigli distrettuali in altre pregiudizievoli vicende.

Di seguito il passaggio motivazionale che interessa.

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Lealtà fiscale e decoro della professione

“In tema di responsabilità disciplinare dei notai, la fattispecie di cui all’art. 147, 1° co., lett. a), della L. n. 89 del 1913 è integrata ogni qual volta il notaio pone in essere una condotta idonea a ledere la propria dignità e reputazione all’interno della collettività in cui opera e a compromettere il decoro e il prestigio della classe notarile, senza che rilevi la sfera privata o pubblica nella quale tale condotta si è estrinsecata, dal momento che egli non è solo un libero professionista, ma riveste anche la qualità di pubblico ufficiale a cui sono delegate funzioni pubbliche. (Costituisce quindi) illecito disciplinare, ai sensi della predetta disposizione, l’omesso versamento da parte del notaio delle imposte e dei contributi previdenziali ricadenti nell’ambito della propria sfera personale, trattandosi di condotta anomala per un pubblico ufficiale avente il compito di riscuotere le imposte indirette”.

Cass. 27-9-2022, n. 28133 (.PDF)


Un altro intervento eccessivamente severo della Cassazione? Davvero ogni omissione contributiva od ogni definitivo accertamento di un’evasione fiscale da parte del contribuente notaio costituisce illecito disciplinare? Oppure è la massima che “dice troppo” ? Una risposta può essere tentata solo dopo aver definito la portata di questa pronuncia ricostruendo la concreta fattispecie alla quale si riferisce.

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Il Notaio, il procacciatore e il trattamento economico dei dipendenti

a cura di Arturo Brienza

Con l’ordinanza 8 febbraio 2022 n. 3940 (.PDF), la Corte di Cassazione, su ricorso del Consiglio Notarile, ha cassato con rinvio la decisione della Corte d’Appello che, confermando la decisione della Coredi, aveva assolto il Notaio da numerose incolpazioni ritenendolo responsabile solo della irregolare tenuta del repertorio.

La sentenza, con estrema incisività, riporta la vicenda come segue:

…deve ritenersi  “accertata la violazione del principio di personalità della prestazione consumatasi mediante un eccesso di delega esterna, poiché il notaio  si era avvalso di plurime agenzie immobiliari che erano deputate a individuare potenziali clienti e a sottoporre loro i preventivi redatti dal notaio (e dallo stesso trasmessi alle agenzie), essendo altresì a conoscenza che gli agenti immobiliari percepivano un importo dai clienti per la loro intermediazione nei confronti del notaio (qualificato dalla stessa Corte territoriale come un “sovrappiù non dovuto“), donde l’insussistenza della connotazione fondamentale del conferimento diretto degli incarichi professionali a notaio da parte dei singoli clienti….”

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La tempestività dell’azione disciplinare

L’iniziativa del procedimento disciplinare a carico dei notai, regolata dall’art. 153 della L. n. 89 del 1913, è sottoposta a termini che, in mancanza di un’espressa qualificazione di perentorietà, sono ordinatori; cionondimeno, pur non essendo prevista dall’art. 146 della legge notarile la decadenza o l’estinzione dell’azione intempestiva ed essendo il sistema presidiato dalla prescrizione, l’espressione “senza indugio”, utilizzata dal cit. art. 153, comma 2 (“Il procedimento è promosso senza indugio, se risultano sussistenti gli elementi costitutivi di un fatto disciplinarmente rilevante”), impone al giudice l’obbligo di accertare se il tempo impiegato all’uopo possa considerarsi adeguato in relazione all’esigenza di celerità richiesta, giacché la pendenza della fase delle indagini produce un inevitabile pregiudizio indiretto sulla vita e sull’esercizio della professione del notaio assoggettato, oltre a rendere progressivamente più difficile, per quest’ultimo, approntare un’adeguata difesa”. (Cass. 12-3-2021, n. 7051).


Questa la massima. Nella sua prima parte essa ribadisce la stabile giurisprudenza sul carattere ordinatorio del termine, la cui decorrenza temporale va tuttavia precisata; nella seconda, prescrive invece una valutazione in fatto che finora non era stata espressamente indicata nell’àmbito del nostro procedimento disciplinare e che è poi la ragione concreta del parziale rinvio del giudizio disposto dinanzi alla Corte d’appello: il lettore paziente scoprirà il seguito della vicenda.

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Occasionalità dell’illecito disciplinare: la Cassazione si pronuncia

Commento a Cass. 22-2-21, n. 4645

In tema di responsabilità disciplinare del notaio per illecita concorrenza mediante riduzione degli onorari, il requisito della non occasionalità, richiesto dall’art. 147, co. 1°, lett. b), della L. n. 89/1913 (qui contestato in relazione all’art. 14 del Codice deontologico), è compatibile anche con una collocazione temporale degli illeciti confinata entro un periodo inferiore all’anno, non dovendo necessariamente sussistere un rapporto di adeguata proporzione tra il numero delle pratiche illecite e il volume complessivo dell’attività professionale calcolato su base annuale e non essendo richiesto un monitoraggio esteso a un periodo predefinito a priori, fatta salva la necessità che le violazioni non risultino isolate o del tutto episodiche”.


Con la sentenza dalla quale è tratta (anche) questa massima, la S.C. – nel confermare la condanna del Notaio a sei mesi di sospensione in un caso (tra l’altro) di concorrenza sleale tramite una fatturazione compiacente, su richiesta delle parti, in modo da far conseguire loro indebiti risparmi fiscali – è da ultimo tornata su quel criterio, ancor sempre sfuggente, della “non occasionalità”, previsto dall’art. 147, lett. b), L. 89/1913, “che punisce la violazione non occasionale delle norme professionali”. Secondo la pronuncia, “il rilievo disciplinare di tali condotte postula, per espressa previsione di legge, il carattere reiterato delle violazioni” (nella specie “riscontrate in più di 40 pratiche nell’arco di un trimestre”).

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Non punibilità per tenuità del fatto. Altre riflessioni in tema di procedimento disciplinare

a cura di Arturo Brienza

È stato osservato che l’impiego dello strumento della “particolare tenuità” del fatto, previsto dall’art. 131 bis C.P., riportato in calce, ha la funzione di deflazionare il carico giudiziario ed è finalizzato a limitare l’uso della costosa gestione del processo tradizionale nei soli casi in cui ciò si renda veramente necessario.

L’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto ovvero della “irrilevanza del fatto”, già conosciuto nell’ordinamento minorile e in quello della competenza del giudice di pace, deve essere tenuto distinto dalla c.d. “inoffensività del fatto”; quest’ultimo attiene alla totale mancanza di offensività del fatto che pertanto risulta privo di un suo elemento costitutivo e quindi in definitiva atipico e insussistente come illecito.

Diversamente l’istituto in questione presuppone un fatto tipico e pertanto costitutivo di un illecito da non ritenere punibile in ragione dei principi generali di proporzione e di economia processuale.

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