Cassa Nazionale del Notariato: domande (e mancate risposte)

a cura di Giovanni Vigneri, notaio in pensione

Le considerazioni che seguono sono reiterative di precedenti miei interventi tenuti in occasione delle riunioni del Comitato Notarile Regionale della Sicilia. Si è voluto segnalare ai notai, ai componenti dell’Assemblea dei Rappresentanti, ai Presidenti dei Consigli Notarili della Sicilia (perché lo possano riferire ai colleghi assenti) una situazione che si trascina da anni e che riguarda i notai in generale e, in particolare, i notai prossimi alla pensione e i notai pensionati.

Premetto:

  • scopo essenziale e inderogabile della Cassa Nazionale del Notariato è quello di svolgere attività previdenziale e assistenziale a favore della categoria dei notai;
  • in particolare, la funzione assistenziale viene svolta mediante la corresponsione della pensione a favore del notaio iscritto alla Cassa ex art. 10 dello statuto;
  • la Cassa, anche se dotata di autonomia e di proprio statuto e regolamento, deve svolgere la sua funzione nell’ambito del dettato della Costituzione (art. 38 ……i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita …). La Corte Costituzionale (Sentenze 316/2010, 70/2015 e 250/2017) ha affermato che la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo esporrebbe il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di proporzionalità, poiché risulterebbe incrinata la principale finalità di tutela …. che prevede una difesa modulare del potere di acquisto delle pensioni”;
  • il fenomeno inflazionistico (anche se ultimamente rallentato) ha comportato, nel periodo tra il gennaio 2014 e il dicembre 2023, una riduzione del valore reale  della pensione di un ammontare pari al 18,7%[1];
  • l’ammontare mensile lordo della pensione erogata ai notai con almeno dieci anni di esercizio (e che poi viene aumentata del 2,7% per ogni anno di attività) é passato, nello stesso periodo, da €. 4.106,27 a €. 4.152,04 con un incremento effettivo dell’1,1% [2];
  • il Consiglio di Amministrazione della Cassa ha deliberato una perequazione dell’ammontare delle pensioni nell’anno 2020 pari allo 0,40% e, quindi, ulteriori perequazioni dell’1,9% e  dello 0,6%, rispettivamente nel marzo 2022 e nel luglio dello stesso anno[3]. Ha inoltre deciso di escludere il meccanismo di perequazione delle pensioni per l’esercizio 2023. Tenuto conto della politica di rialzo dei tassi ufficiali adottata dalle banche centrali e delle risultanze del bilancio consuntivo 2022 ha deliberato invece di concedere nell’anno 2023 un assegno straordinario di 2.000 euro (lordi[4]) con un onere complessivo di 5,2 milioni di euro [5];
  • l’avanzo economico della gestione della Cassa Nazionale è stato:
    – per l’anno 2014 di € 16,719 milioni;
    – per l’anno 2015 di € 32,4 milioni;
    – per l’anno 2016 di € 55,2 milioni;
    – per l’anno 2017 di€ 22,4 milioni;
    – per l’anno 2018 di € 19,87 milioni;
    – per l’anno 2019 di € 60,46 milioni;
    – per l’anno 2020 di € 38,21 milioni;
    – per l’anno 2021 di € 102,77 milioni;
    – per l’anno 2022 di € 75,258 milioni,
    per un totale di € 423,287 milioni nel periodo, tanto che il patrimonio netto della Cassa ammonta oggi – come più volte affermato dal suo Presidente – a 1,78 miliardi di euro.

La previsione dell’ammontare totale dell’onere previdenziale a favore degli iscritti alla Cassa è stato, nell’anno 2023, di 235,25 milioni di euro[6].

A fronte di quanto precede l’A.S.N.N.I.P. (Associazione Sindacale dei Notai in pensione) in persona del suo Presidente, ha chiesto di conoscere [nel loro testo integrale] delibere e documenti che giustifichino la delibera adottata in argomento di assegno straordinario[7]: la risposta è stato il silenzio assoluto [8].

Come con il silenzio assoluto è stata accolta qualsiasi richiesta dell’Associazione per un confronto che permettesse di rappresentare le reciproche posizioni e istanze.

Nell’anno 2023 si è ridotto – per come risulta dai dati noti – l’ammontare dei contributi versati dai notai alla Cassa rispetto al biennio 2021-2022, contestualmente a una variazione ulteriore dell’indice annuo dei prezzi al consumo (+5%) e il Consiglio di Amministrazione della Cassa, in applicazione (parziale!) dell’art. 20 del Regolamento potrebbe escludere il meccanismo di perequazione (come peraltro già anticipato  nel bilancio di previsione 2024 in cui tale possibilità non è stata nemmeno presa in considerazione).

Nell’anno 2023, nonostante quanto precede vi sono stati ulteriori avanzi di gestione, già noti a Consiglio di Amministrazione della Cassa, ma che verranno resi pubblici in sede di redazione e approvazione del bilancio consuntivo dell’esercizio 2023.

Questa lunga premessa porta a formulare alcune domande sull’attuale (e passata) gestione della Cassa:

  • Quali sono i giusti e concreti motivi per cui, in presenza di ingenti avanzi di gestione e una situazione patrimoniale nettamente superiore alla previsione di legge[9], non si vuole prendere in considerazione l’applicazione dell’ultimo comma dell’art. 20 del Regolamento che prevede espressamente che “il Consiglio di Amministrazione può, altresì, adottare deliberazioni di aumento delle pensioni indipendentemente dalla rivalutazione automatica”?
  • la Cassa si ritiene esonerata dai principi dettati dalla Carta Costituzionale in materia di perequazione del trattamento pensionistico?
  • Quali sono (se ci sono) le reali motivazioni di una continua implementazione del patrimonio e di una altrettanto continua e reale riduzione delle prestazioni previdenziali?
  • Perché si ignora l’obbligo di trasparenza?
  • Qual è (se c’è) il limite dell’accumulo patrimoniale?

Non si è ottenuta risposta alcuna a tutte queste domande se non discorsi generici e fumosi sulle “cautele”, “previsioni prudenziali”, “femminilizzazione del notariato”, “aumento della durata della vita“, “responsabilità verso i futuri pensionati” …

Non si vuole ricordare che esistono i bilanci attuariali di previsione che permettono una verifica – per il possibile – certa rispetto a futuri eventi e all’andamento dell’attività previdenziale della Cassa in presenza di un adeguamento (anche parziale) dell’ammontare delle pensioni all’aumento del costo della vita: di tali bilanci (redatti? non redatti?) non si ha alcuna notizia, neanche sull’eventuale intenzione di farli redigere.

Quanto precede va tenuto presente nel momento in cui i Notai, giovani e meno giovani, titolari o meno di incarichi istituzionali, prenderanno decisioni che possano riguardare l’amministrazione della propria Cassa previdenziale.


Note

[1] Vedi, dati pubblicati dall’ISTAT (al netto dei consumi per tabacchi).

[2] Vedi, per l’anno 2014: Bilancio tecnico della Gestione Previdenziale alla data del 31 dicembre 2014: Relazione del dott. Coppini, punto 1.1, pag. 15. Per l’anno 2023: Regolamento vigente per l’attività di Previdenza e Solidarietà della Cassa Nazionale del Notariato nel testo (all’11.3.2024) inserito nel sito web della Cassa, art. 16.

[3] Vedi, Bilancio di previsione 2024, pag. 22, nel testo (all’11.03.2024) pubblicato nel sito web della Cassa.

[4] Netti: circa 1.160 euro, pari a 3,18 euro al giorno.

[5] Ibidem, Bilancio di previsione 2024.

[6] Ibidem, Bilancio di previsione 2024, pag. 20.

[7] Lettera in data 22 maggio 2023.

[8] L’art.28 dello Statuto recita: ”la Cassa assicura il rispetto della trasparenza in aderenza dei principi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241. Per assicurare la trasparenza nei rapporti con gli iscritti e con la categoria: … trasmette annualmente a tutti gli iscritti … una relazione sull’attività della Cassa nell’esercizio precedente; nel regolamento è sancito il diritto degli iscritti – ed i relativi limiti e modalità di esercizio – di accedere ai documenti e notizie in possesso della Cassa”.

[9]  La legge prevede (e impone) che il patrimonio netto della Cassa sia pari ad almeno 5 annualità di pensioni: al 31 dicembre 2023 eravamo oltre 7,6 annualità.


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