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Cassa: aprire al contributivo. Lettere di Angelo Finelli e Ciro de Vivo

Cassa e CNN

La tanto discussa e criticata pubblicazione della Lettera al giovane notaio di Luciano Guarnieri aveva il prevalente scopo di aprire la discussione sul metodo di contribuzione alla Cassa e sul tema della rappresentanza territoriale. Obiettivo raggiunto, come dimostrano le lettere che qui pubblichiamo. Naturalmente saremo lieti di ospitare contributi di diversa opinione.

Arrigo Roveda


Caro Direttore,

io ho molto apprezzato la tua decisione di pubblicare l’articolo di Luciano Guarnieri.

Temo solo che il dibattito sui toni finisca per mettere in secondo piano la sostanza della questione, e cioè che il sistema previdenziale del notariato, così come è congegnato, determina delle inaccettabili sperequazioni che si aggraverebbero, fino al totale collasso, in caso di consistente aumento del numero dei notai.

Si consideri soltanto che aumentando il numero dei notai non aumenterebbe corrispondentemente il numero degli atti stipulati. Ne conseguirebbe che lo stesso gettito contributivo odierno dovrebbe essere poi ripartito tra un numero maggiore di pensionati.

E a cosa pensa la Cassa Nazionale? Ad incassare un contributo anche sugli atti non a repertorio (denunce di successione, dichiarazioni sostitutive di atto notorio etc.) come se i contributi oggi corrisposti fossero insufficienti.

La soluzione invece non può che essere quella di mantenere il sistema di contribuzione su base repertoriale, che consente una programmazione ed impedisce l’evasione, e rivedere la distribuzione superando il principio della mutualità pura.

Una parola in più vorrei spendere poi per la “liquidazione”.

Ricordo, essendo ormai non più giovanissimo, che era stata istituita per aiutare finanziariamente il notaio nella “chiusura” dello studio, e in particolare per pagare il TFR ai dipendenti.

Ebbene, l’importo della liquidazione è identico per tutti.

Ora, mi chiedo, se quella era la “ratio”, perché un notaio che poco ha lavorato può incassare quella somma e utilizzarla a suo piacimento mentre quello che ha lavorato molto, contribuendo così, insieme ai suoi collaboratori, a garantire la pensione ai primi, per chiudere il suo studio deve utilizzare anche i suoi risparmi?

Sono ormai un notaio abbastanza vicino alla pensione e ben consapevole del fatto che se anche l’attuale sistema venisse modificato nel senso che auspico, comunque non riuscirei a godere dei suoi benefici.

Mi associo quindi al collega Luciano Guarnieri per indirizzare l’invito ai giovani colleghi affinché da subito si attivino perché chi gestisce la Cassa abbia quel moto di “onestà intellettuale” cui Guarnieri fa riferimento.

Le forme e le sensibilità personali lasciamole da parte.

Angelo Finelli


Caro direttore,

Ho letto con interesse la lettera pubblicata di Luciano Guarneri e le risposte di Ezio Leotta, Domenico Chiofalo e Piercarlo Mattea.

Probabilmente il tono della lettera del collega Guarneri può risultare un po’ “ruvido”.

Tuttavia essa e la scelta di pubblicarla hanno un indubbio merito: porre in modo diretto un problema non più eludibile.

Finalmente viene fornita la possibilità di un dibattito che mi auguro si sviluppi con pragmatismo rispetto alla Cassa, alla sua composizione ed alle regole di funzionamento della previdenza notarile.

Mi pare evidente che la questione “territoriale” (anche per quanto concerne le regole di composizione della Cassa) sia politicamente rilevante e dividente. 

Tali regole sono il frutto di una scelta politica: essa è (ancora) accettabile? Affrontiamo la questione con onestà intellettuale!

Allo stesso modo: a me pare che le attuali regole per la determinazione della previdenza notarile non possano essere considerate più adeguate e coerenti con il contesto economico – sociale in cui ci troviamo e che, in definitiva, si fondano su presupposti non più attuali. Ben possibile che tale assunto non sia condiviso o condivisibile. Sarebbe però opportuno chiarire le ragioni di tali scelte.

Da ultimo penso sia difficile sostenere che le attuali regole siano ragionevoli e sostenibili per i giovani colleghi (potrei aggiungere: soprattutto se operano in certe zone del Paese). Eppure non si perde occasione per ribadire che bisogna pensare ai giovani colleghi.

In definitiva cogliamo l’occasione offerta dalla “politicamente scorretta” lettera di Luciano Guarneri e dalla scelta di pubblicarla per avviare una discussione in merito. 

Questo è quello che interessa. 

Confido che anche nel Notariato si possa avviare una stagione di riforme che guardino con equilibrio al futuro senza dimenticare il passato.

Buon lavoro,

Ciro de Vivo

 

 

Cassa: aprire al contributivo. Lettere di Angelo Finelli e Ciro de Vivo ultima modifica: 2021-07-28T08:30:30+02:00 da Redazione Federnotizie
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