Brevi riflessioni in tema di concorso notarile

Prosegue il dibattito virtuale sul tema dell’Accesso al notariato (concorso, pratica, scuole di notariato). Dopo le riflessioni di Paolo Guida, pubblichiamo il contributo di Raffaele Viggiani. Seguirà l’articolo di Michele Labriola.

  1. Introduzione.

Era il 9 aprile, durante la settimana del Salone del Mobile, quando in pausa pranzo ho ricevuto una telefonata di Domenico Chiofalo — che ringrazio per l’opportunità concessami — il quale mi ha chiesto di scrivere qualche riflessione relativamente al nostro concorso.

Solo pochi giorni prima, esattamente il 4 aprile, si era svolta, presso il Ministero della Giustizia, la seconda riunione del tavolo tecnico per la riforma della professione notarile.

di Raffaele Viggiani notaio

Il Consigliere di Cassazione Massimo Ferro — Presidente del concorso tenutosi ad aprile 2018 e i cui risultati sono stati pubblicati a maggio 2019 — intervenendo in quell’occasione, mise in evidenza, a suo dire, “la scarsa preparazione dei candidati specie nella redazione degli atti (scarni) e nella loro motivazione (standard e non improntata allo sviluppo di un ragionamento logico, profondo e personale)”.

In questo concorso, come è risaputo, hanno superato le prove scritte solo 109 candidati, nonostante i 300 posti messi a bando.

Vorrei dividere le mie riflessioni in due parti: dapprima, dedicandomi alle opinioni esposte dal dott. Ferro e, successivamente, evidenziando quegli aspetti che, a mio parere, potrebbero essere modificati al fine di migliorare il concorso notarile.

  1. I risultati dell’ultimo concorso.

Ho sempre amato la matematica e la logica e non riesco ad analizzare un’opinione senza soppesarne la sua tenuta argomentativa.

Premetto di aver a fondo esaminato i compiti di diversi ragazzi che non hanno superato le suddette prove scritte, leggendo i loro elaborati e le motivazioni di bocciatura evidenziate dalla commissione. E di aver analizzato anche i compiti dei vincitori.

In generale e sulla base della mia esperienza, ritengo che una Commissione debba utilizzare paletti tendenzialmente elastici, di modo da poter valutare e giudicare correttamente le qualità di ogni singolo candidato. E debba, invece, adoperare paletti rigidi solo quando questi siano oggettivi (errori formali gravi) o realmente costituenti uno spartiacque (errori di soluzione gravi).

Ciò detto, è interessante e curioso soppesare le parole del Presidente (il quale parla di atti redatti in maniera scarna) in relazione alle statistiche del concorso.

L’ordine di correzione del concorso (di cui il dott. Ferro è stato Presidente) è stato Mortis Causa, Inter Vivos e Commerciale.

Su 1.365 candidati che hanno consegnato, ben 1.100 (cioè l’80,58%) sono stati bocciati nella prova testamentaria. Nelle restanti due prove (Inter Vivos e Commerciale), su 265 candidati ne sono stati bocciati 156 (cioè il 58,86%, con un 41,14% di promossi).

L’addebito di atti scarni dal punto di vista redazionale mal si concilia con questi numeri.

La prova testamentaria, di per sé, si basa su clausole sintetiche: e non potrebbe essere altrimenti.

Allo stesso tempo, aver promosso oltre il 41% di coloro che hanno superato la prima prova (valutandoli positivamente in Inter Vivos e Commerciale, che sono le prove dove più si apprezza la tecnica redazionale) contraddice con tutta evidenza il medesimo addebito.

Ritengo importante sottolineare come le suddette osservazioni vengano svolte anche in difesa dei sacrifici e dell’impegno di tutti i candidati. Sacrifici e impegno che non possono venire mortificati da osservazioni non condivisibili e, come evidenziato, addirittura contraddittorie rispetto all’assunto da cui partono.

Credo, inoltre, che sarebbe stata opportuna una presa di posizione formale dello stesso Consiglio Nazionale del Notariato (o, almeno, dei componenti notai del tavolo tecnico di cui sopra), vista l’incoerenza logica di quanto sopra riportato.

  1. Riflessioni e proposte politiche.

3.1. La vocazione.

Innanzitutto, credo che uno degli aspetti fondamentali su cui il Consiglio Nazionale del Notariato debba lavorare sia quello della vocazione.

Bisogna comunicare ai giovani chi siamo e cosa facciamo.

Come lo facciamo e perché.

Promuovere incontri nei licei, in università.

Farsi promotori attivi di notariato.

Ma nel farlo bisogna anche avere la voglia di cambiare e innovarsi.

Perché chi ci ascolta dall’altra parte vuole sentire parole diverse, si aspetta un linguaggio fresco, nuovo, giovane, dinamico e informale.

3.2. Il concorso notarile.

In tema di concorso, invece, mi piacerebbe sintetizzare e riassumere alcune idee.

Parte di esse derivano dalla proposta di legge stilata nel 2014, insieme a Ludovico Capuano, quando ero Segretario Nazionale dell’Associazione Italiana Giovani Notai.

a) Eliminazione del limite delle cinque consegne (e sua particolare genesi).

La nostra proposta (originariamente, quando il limite era quello delle tre consegne) mirava a rimuovere un limite fastidioso per la partecipazione al concorso. Il Ministero, d’altro canto, spingeva per mantenerlo. La nostra idea politica fu quella di non chiedere l’eliminazione integrale del suddetto limite (che non sarebbe stata a suo tempo accolta), bensì il suo innalzamento, sostituendo le tre consegne con le cinque partecipazioni (questo perché le fonti ministeriali ritenevano che prevedere cinque consegne sarebbe stato un innalzamento eccessivo).

Il legislatore, però, nel dicembre 2017, adottò una scelta migliore (dal nostro punto di vista): inserì come limite quello delle cinque consegne.

Personalmente non vedo l’utilità di un limite del genere, giustificabile solo in ottica di contenimento del numero di partecipanti, esigenza questa non esistente allo stato attuale.

b) Inserimento dello studio delle imposte indirette per le prove scritte e delle imposte dirette per la prova orale.

Allo stato attuale i candidati che superano gli scritti si trovano a dover studiare (oltre alla ripetizione di quanto già precedentemente fatto) tributario e ordinamento del notariato. Il periodo di tempo a loro disposizione varia da 1 a 3 mesi circa (salvo casi particolari).

Questo, com’è evidente, non permette di metabolizzare bene il sistema tributario, che sappiamo essere fondamentale nell’attività professionale (e che non si può apprendere solo praticandolo sul campo, perché servono le basi sistematiche per potersi poi muovere con cognizione di causa).

L’idea, quindi, è quella di far studiare le imposte indirette fin dal periodo di preparazione per gli scritti, introducendo problematiche a esse relative in sede di atto, motivazione o parte teorica (quindi nella prova Inter Vivos e/o Commerciale).

E, inoltre, di far studiare per la prova orale anche le imposte dirette, di modo da formare professionisti sempre più competitivi nel mondo del lavoro, che siano in grado di offrire consulenza e assistenza a 360 gradi ai propri clienti (ad esempio, ritengo molto importante che un notaio conosca la differenza di tassazione degli utili in una società di persone o di capitali; e lo stesso discorso può farsi per tante altre problematiche in tema di c.d. imposte dirette).

c) Introduzione dello studio di principi di informatica giuridica notarile per la prova orale.

Nel 2019 (ancora più che nel 2014) non è pensabile che un professionista non conosca bene le differenze tra firma digitale e firma elettronica. Non sappia cosa sia la conservazione a norma o come effettuare il deposito di un codice sorgente di un determinato software.

Sono tutte esigenze che l’attuale mondo digitale ci impone di conoscere ed è necessario che i professionisti del futuro studino e conoscano queste tematiche.

d) Accertamento della conoscenza di una lingua straniera durante la prova orale.

Il numero nazionale dei notai è chiuso-programmato. Il notaio ha l’obbligo di ricevere gli atti che gli vengono chiesti. Ma se glieli chiede una persona che non conosce la lingua italiana, può rifiutarsi per il solo fatto di non capirlo (in quanto magari il notaio parla solo l’italiano)?

Ho posto questo esempio paradossale [un po’ per sorridere, un po’] per mettere in evidenza come un candidato che diventi notaio, considerando l’evoluzione del mondo moderno, non possa non conoscere una lingua straniera.

Oggi questa servirebbe per potersi e sapersi interfacciare con clienti stranieri, un domani (probabilmente e con la riforma della legge notarile) per stipulare atti direttamente in lingua diversa da quella italiana.

Problema politico, poi, sarà quello relativo all’individuazione della lingua straniera o delle lingue straniere richieste (personalmente ritengo che avere una categoria in cui tutte le giovani leve parlino l’inglese — lingua praticamente universale anche nel mondo del lavoro — sarebbe già un ottimo punto di partenza; l’eventuale conoscenza di ulteriori lingue straniere costituirebbe solo un ulteriore elemento di qualità del singolo notaio).

e) Previsione di una retribuzione per i notai commissari di concorso (in ragione del tempo sottratto alla professione).

I notai sono restii ad andare in commissione perché, in concreto, ne risente la loro attività professionale. La cosa più semplice è compensare questa loro ritrosia con una retribuzione di cui potrebbe farsi carico la categoria.

A riguardo, si potrebbe immaginare un contributo annuale a carico di ciascun notaio dell’importo di circa euro 100 (questo permetterebbe di accumulare un fondo di circa 500.000 euro annuali utilizzabili per tale scopo).

f) Aumento del periodo di tirocinio da quattro a dodici mesi.

Il periodo più importante per un candidato che supera il concorso notarile è quello relativo al tirocinio. In questi mesi, infatti, è possibile vivere in prima persona l’attività dello studio, con maggiore consapevolezza rispetto al periodo del praticantato (dove l’atteggiamento è necessariamente più passivo e meno partecipativo-attivo, per una questione principalmente di minore conoscenza delle tematiche da affrontare).

Aumentarlo quindi a dodici mesi, al fine di immettere nel mercato del lavoro professionisti maggiormente consapevoli e più preparati, mi pare una soluzione corretta.

g) Stimolare il coadiutorato.

Far sì che durante i mesi del tirocinio il notaio in attesa di nomina svolga periodi di coadiutorato (per esempio, due periodi obbligatori nell’arco di un intero anno di tirocinio) aiuterebbe ulteriormente a elevare il livello qualitativo del futuro professionista.

Sul punto si potrebbe anche introdurre una figura ad hoc di coadiutore, che essendo obbligatoria non escluderebbe che il notaio coadiuvato possa continuare a svolgere le sue funzioni.

 

Il notariato ha bisogno di passione, emozioni e poesia.

Non dimentichiamolo mai 💙

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Brevi riflessioni in tema di concorso notarile ultima modifica: 2019-06-27T10:09:22+02:00 da Redazione Federnotizie