In vigore il Codice della Crisi

Il 15 luglio 2022 è entrato finalmente in vigore il Codice della Crisi. Il D.Lgs. 12 gennaio 2019 n.14 riforma le modalità di gestione delle situazioni di crisi e di insolvenza del debitore, privilegiando strumenti volti a risolvere tempestivamente le difficoltà economico-finanziarie del debitore, al fine di garantire la continuità dell’attività aziendale e i livelli occupazionali, e approdando alla liquidazione dell’attivo soltanto in extremis.

Non è un caso che anche la struttura del codice rispecchi questa preferenza. Difatti, dopo il titolo I che illustra le definizioni di alcune parole cruciali contenute nel codice, il titolo II disciplina quegli istituti volti al risanamento aziendale quando l’impresa non è ancora in una fase di crisi o di insolvenza, ma in una condizione di squilibrio economico tale da rendere probabile il verificarsi di detti stati patologici (composizione negoziata e concordato semplificato), mentre i titoli III e IV sono dedicati agli strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza, già conclamate, in grado di garantire la continuazione dell’attività imprenditoriale (piano attestato di risanamento, accordi di ristrutturazione, convenzione di moratoria, accordi su crediti tributari e contributivi, piano di ristrutturazione soggetto ad omologazione, concordato preventivo) e, infine, il titolo V è dedicato alla liquidazione giudiziale (corrispondente al vecchio “fallimento”).

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Nuovo rinvio per l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza

Slitta nuovamente l’entrata in vigore del Codice della Crisi. L’art. 42 del d.l. 30 aprile 2022 n.36, relativo all’attuazione del Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2022 n.100, ha difatti posticipato dal 16 maggio 2022 al 15 luglio 2022 il termine a partire dal quale sarà vigente il Codice della Crisi, così modificando l’art. 389 del medesimo Codice.

Il decreto ha altresì abrogato il comma 1 bis dell’art. 389 del Codice, che prevedeva il differente termine del 31 dicembre 2023 per l’entrata in vigore del titolo II della parte prima del Codice stesso, dedicato alle procedure di allerta e di composizione assistita della crisi.

Viene quindi stabilita un’unica data, quella del 15 luglio 2022, per l’entrata in vigore di tutte le disposizioni del Codice della Crisi, a eccezione di quelle modificative del codice civile già operative dal 16 marzo 2019.

Slitta l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’impresa

Il d.l. 24 agosto 2021 n.118, vigente dal 25 agosto 2021, differisce l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’impresa (d.lgs. 12 gennaio 2019 n.14) (dal 1° settembre 2021) al 16 maggio 2022, ad eccezione delle disposizioni modificative del codice civile, già entrate in vigore il 16 marzo 2019, e delle disposizioni sugli strumenti di allerta e sulla procedura di composizione assistita della crisi, che entreranno in vigore il 31 dicembre 2023.

Il decreto-legge, inoltre, disciplina due importanti novità: introduce la procedura della composizione negoziata e l’istituto del concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio.

In questo modo, il decreto-legge tenta di adeguare il Codice della Crisi alla direttiva UE Insolvency 1023/2019, che onera gli Stati membri della predisposizione di strumenti di allerta precoce, chiari e trasparenti, anche basati su tecnologie informatiche, e di procedure di ristrutturazione preventiva celeri[1].

La composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa

Al fine di supportare le imprese nella ristrutturazione e nel risanamento aziendale e nella individuazione di procedure alternative al fallimento, anche per superare gli effetti dell’emergenza epidemiologica da SARS-Cov2, il decreto elabora una forma di mediazione assistita di natura volontaria di aiuto alle imprese in difficoltà, denominata composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa, la cui disciplina sarà applicabile dal 15 novembre 2021[2].

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Congresso Federnotai 2021

Tavola (quasi) rotonda per un nuovo modello deontologico e disciplinare

a cura di Maria Rosaria Lenti
e Beatrice Maria Ratti di Desio Levi

Nell’ambito del Congresso Federnotai 2021 si è svolta una tavola rotonda sulle prospettive di riforma del sistema disciplinare moderata da Giuseppe Mattera, Vicepresidente di Federnotai.

Di questo dibattito riteniamo utile lasciare una sintetica traccia.

Introducendo i lavori Mattera ha ricordato come nel 2007 sia stato sostituito il sistema disciplinare, pur in assenza di una riforma radicale.

Sono ancora troppe le sanzioni formali, mentre sarebbe opportuno attribuire una maggiore rilevanza alla condotta. Ciò anche sulla base del rilievo da parte della Corte dei Conti in relazione all’attività degli Archivi e al riscontro di una drastica riduzione della violazione di cui all’art. 28 della legge notarile (da 1.400 casi a poche decine).

Viene evidenziato come alcune norme formali siano anacronistiche. Per esempio, la nullità per effetto della mancanza dell’indicazione del Comune nell’atto non ha più senso in relazione alla competenza regionale.

La Riforma della deontologia deve tenere presente, tuttavia, che “sono cambiate le foglie ma devono essere mantenute le radici”. Per una buona riforma non si può prescindere dall’affidabilità della categoria e dalla tutela degli interessi pubblici e privati.

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Gli strumenti di allerta e la procedura di composizione assistita della crisi

La prima novità introdotta dal codice della crisi consiste nella previsione di misure e procedure volte a rilevare immediatamente lo stato di crisi e a individuare una soluzione da attuare, eventualmente concordata con i creditori.

Lo scopo è quello di impedire che la situazione di difficoltà economica peggiori, divenendo incontrollabile, e di riportare nuovamente il debitore in una situazione di stabilità finanziaria[1].

È possibile distinguere due differenti fasi, le quali possono –  ma non necessariamente – susseguirsi l’una all’altra:

  • la prima fase è connotata dall’attività di allerta in senso stretto, basata sull’adempimento dell’obbligo di allerta e di segnalazione al debitore gravante sui soggetti indicati dalla normativa (strumenti di allerta);
  • la seconda fase è caratterizzata dallo svolgimento di una vera e propria procedura di composizione assistita della crisi di natura non giudiziale innanzi a specifici organismi.

Gli strumenti di allerta e la procedura di composizione si applicano a tutte le imprese, escluse le grandi imprese, i gruppi di imprese di rilevanti dimensioni, le società con azioni quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione o diffuse tra il pubblico in misura rilevante, le imprese bancarie, le assicurazioni e le altre società indicate dall’art. 12, comma 5, del c.c.i.i.[2].

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Legge di Bilancio 2021 – Acquisto diretto degli immobili del patrimonio pubblico da parte degli enti pubblici territoriali

Con la Legge di Bilancio 2021 30 dicembre 2020 n. 178 il legislatore interviene per la seconda volta nel corso del 2020 sulla disciplina in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico di cui al D.L. 25 settembre 2001 n.351 e, in particolare, sulla normativa in tema di cessione di unità immobiliari.

Il comma 153 dell’art.1 della Legge di Bilancio 2021, difatti, prevede che le regioni, i comuni e gli altri enti pubblici territoriali possono procedere all’acquisto diretto delle unità facenti parte del patrimonio immobiliare pubblico, dando notizia sul sito istituzionale dell’ente delle relative operazioni, del soggetto pubblico alienante e del prezzo pattuito. La congruità del prezzo viene attestata dall’Agenzia delle Entrate.

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Le misure a favore degli aumenti di capitale (legge 11 settembre 2020 n.120)

La legge 11 settembre 2020 n.120, di conversione del D.L. Semplificazioni (D.L. 16 luglio 2020 n. 76), sostituisce integralmente l’art. 44 del medesimo D.L., introducendo delle importanti novità in materia societaria.

La legge de qua, infatti, prevede delle deroghe alla disciplina codicistica dell’aumento oneroso di capitale:

  • alcune hanno una durata limitata e resteranno in vigore fino al 30 giugno 2021 e sono volte ad aiutare le imprese italiane ad affrontare le difficoltà economiche derivanti dalla pandemia, favorendo le operazioni di ricapitalizzazione;
  • altre, invece, hanno carattere definitivo e modificano in via permanente la disciplina codicistica, prescindendo dalla contingenza emergenziale.

Le deroghe temporanee (fino al 30 giugno 2021)

Due sono le novità di carattere temporaneo.

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Il Codice della crisi e dell’insolvenza

Il D.Lgs. 12 gennaio 2019 n. 14 rielabora le modalità di gestione delle situazioni di crisi e di insolvenza del debitore, apportando delle importanti novità alla disciplina delle procedure concorsuali.

Il legislatore, difatti, traendo spunto dai dettami europei[1] e dai principi dell’UNCITRAL, ha strutturato la riforma sulla base dei capisaldi della “prevenzione” e della “regolazione concordata”[2], introducendo delle procedure di superamento dello stato di crisi e di insolvenza del debitore, tentando – quando si tratta di imprese – di preservare la continuità dell’attività aziendale, convinto che la cessazione dell’attività imprenditoriale danneggi eccessivamente il debitore, i creditori e l’equilibrio dei mercati.

La liquidazione giudiziale (prima definita “fallimento”) costituisce quindi la extrema ratio[3].

Per meglio comprendere la portata della riforma, è necessario tracciarne gli ambiti soggettivi e oggettivi e i profili temporali di applicazione.

L’ambito soggettivo

Obiettivo del legislatore era quello di disciplinare compiutamente le fattispecie della crisi e dell’insolvenza del debitore, indipendentemente dalla sua qualificazione come imprenditore, consumatore o professionista.

Tale obiettivo non è stato, però, completamente conseguito.

Il codice difatti si applica all’impresa, che esercita, anche non a fini di lucro, un’attività commerciale, artigiana o agricola, come persona fisica, persona giuridica o altro ente collettivo o gruppo di imprese, ma prevede delle eccezioni per le società pubbliche e le grandi imprese.

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“Decreto Liquidità”: disposizioni in materia di procedure concorsuali

Emergenza Coronavirus - Compra un libro e fai beneficenza

Il D.L. 8 aprile 2020 n. 23 (c.d. Decreto Liquidità) introduce importanti novità, volte a garantire la continuità dell’attività imprenditoriale e a favorire la gestione delle situazioni di crisi e di insolvenza alla luce del mutato scenario economico conseguente all’emergenza epidemiologica.

In particolare si tratta di:

  1. disposizioni che differiscono al giorno 1 settembre 2021 lentrata in vigore del Codice della crisi dimpresa e dellinsolvenza;
  2. disposizioni in materia di ricorsi e richieste per la dichiarazione di fallimento e dello stato di insolvenza;
  3. disposizioni in materia di accordi di ristrutturazione e concordato preventivo.

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La start up innovativa in liquidazione deve essere cancellata dal Registro delle Imprese

La delibera di scioglimento e liquidazione di una start up innovativa in forma di s.r.l. comporta l’obbligo di cancellazione della società dalla sezione speciale del Registro delle Imprese.

E’ questa la risposta del Ministero dello Sviluppo Economico del 27 maggio 2019 al quesito posto dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine.

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Sulla validità della condizione che subordina la vendita alla concessione del mutuo: nota alla sentenza della Cassazione 11 settembre 2018 n.22046

Il caso: F. agisce innanzi al Tribunale di L. per ottenere il trasferimento della proprietà di un immobile, che il convenuto G. aveva promesso di vendere all’attore con contratto preliminare. Con sentenza n.1791/2004, il Tribunale accoglie la domanda ex art. 2932 c.c.

Il convenuto impugna la sentenza, rilevando la nullità del preliminare perché contenente una condizione meramente potestativa o comunque da considerarsi illecita o impossibile.

La condizione apposta al preliminare prevedeva la stipula dell’atto definitivo solo se il promissario acquirente avesse ottenuto un mutuo necessario per il pagamento del prezzo.

A parer del ricorrente, la condizione era da ritenersi meramente potestativa in quanto la realizzabilità dell’evento era soggetta al mero potere decisionale del promissario acquirente. Inoltre, era evidente sin dall’inizio l’irrealizzabilità dell’evento dedotto in condizione, in quanto, il promissario acquirente, una volta conseguito anticipatamente il possesso del bene in forza del preliminare, non avrebbe più avuto interesse a cooperare per l’avveramento della condizione.

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Immobili da costruire: la Corte Costituzionale esclude l’applicazione del d.lgs. 20 giugno 2005 n.122 agli immobili “sulla carta”

La Corte Costituzionale, nella sentenza del 24 gennaio 2018 n.32, dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art.1, comma 1, lettera d, del d.lgs. 20 giugno 2005 n.122[1] (TAIC), con riferimento al principio di uguaglianza di cui all’art.3 della Costituzione, nella parte in cui non prevede l’applicazione della disciplina TAIC agli immobili “sulla carta”.

L’art.1 del decreto TAIC definisce “immobili da costruire” quegli immobili per i quali è stato richiesto il permesso di costruire e che, essendo in attesa di edificazione o di ultimazione, sono in uno stadio tale da non consentire ancora il rilascio del certificato di agibilità. L’articolo in esame, dunque, non contempla gli immobili da costruire per i quali non è stato ancora richiesto alcun titolo abilitativo.

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