SSD e agevolazioni fiscali: perché lucratività attenuata e regime dell’art. 148 TUIR sono incompatibili

La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.7/E del 7 agosto 2026 ha risposto ad alcuni quesiti relativi al trattamento tributario degli enti sportivi dilettantistici.

Uno di essi è di interesse notarile e riguarda l’applicazione alle società sportive dilettantistiche a lucratività attenuata delle agevolazioni fiscali di cui all’art. 148, comma 3, del TUIR e di cui all’art. 4 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 (decreto IVA).

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Tribunale di Roma, 2 febbraio 2026 n.1604: scissione societaria e destinazione degli elementi non indicati nel progetto

1. Il caso

In data 27 aprile 2005 la società Alfa vendeva a Tizia alcune unità immobiliari, assumendosi l’onere di ottenere, per detti immobili, la concessione in sanatoria (non ancora rilasciata alla data della stipula) e di sostenerne integralmente i costi.

Successivamente, in data 24 novembre 2018, al fine di risolvere insanabili contrasti tra i soci, la società Alfa si scindeva parzialmente in via non proporzionale, dando vita alla società Beta, alla quale venivano assegnati immobili e liquidità corrispondenti alla quota di capitale della socia uscente.

In data 7 maggio 2019 Tizia vendeva le porzioni immobiliari a suo marito Tizio, il quale in data 8 ottobre 2019 riceveva dall’Ufficio Condono di Roma la richiesta di versamento delle imposte per il rilascio della concessione edilizia in sanatoria.

A seguito dell’istanza di Tizio, la società Alfa provvedeva al pagamento, ma richiedeva alla società Beta il rimborso della quota, ottenendo poco dopo l’emissione di un decreto ingiuntivo.

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Modifica in tema di enti sportivi dilettantistici

Il Decreto Legge 30 giugno 2025 n° 96, convertito nella Legge 8 agosto 2025 n° 119, modifica l’art. 11 del D.Lgs. 28 febbraio 2021 n° 36, sancendo il divieto per i soli presidenti (e non più per tutti gli amministratori) delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche di ricoprire qualsiasi carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche nell’ambito della medesima Federazione Sportiva Nazionale, Disciplina sportiva associata o Ente di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI e, ove paralimpici, riconosciuti dal CIP.

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Novità in tema di start-up innovative

La legge 16 dicembre 2024 n° 193 e il D.Lgs. 13 settembre 2024 n° 136 hanno introdotto delle importanti novità in materia di start-up innovative in ambiti differenti.

La Legge 16 dicembre 2024 n° 193 amplia i requisiti richiesti per la definizione di una società come start-up innovativa e disciplina gli obiettivi patrimoniali, contrattuali o reddituali da raggiungere per la sua permanenza nella sezione speciale del Registro delle Imprese.

Il D.Lgs. 13 settembre 2024 n° 136, invece, regola l’accesso della start-up innovativa agli strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza e alla liquidazione giudiziale.

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Gli enti sportivi dilettantistici

1. Introduzione. La distinzione tra enti sportivi dilettantistici ed enti sportivi professionistici 2. Le associazioni e le società sportive dilettantistiche. La fase genetica. 2.1. L’atto costitutivo 2.2. L’affiliazione 2.3. L’iscrizione nel Registro Nazionale delle attività sportive dilettantistiche 3. Disposizioni fiscali

1. Introduzione: la distinzione tra enti sportivi dilettantistici ed enti sportivi professionistici

Il d.lgs. 28 febbraio 2021 n.36 e il d.lgs. 28 febbraio 2021 n.39, come modificati dal d.lgs. 5 ottobre 2022 n.163 e dal d.lgs. 29 agosto 2023 n.120, mirano a riordinare la disciplina degli enti sportivi, che operano in un settore di una Federazione Sportiva Nazionale o Disciplina Sportiva Associata. L’obiettivo del legislatore è quello di semplificare e disciplinare l’esercizio dell’attività sportiva in forma collettiva, al fine di promuovere l’attività motoria quale strumento funzionale all’inclusione sociale e al miglioramento del benessere psico-fisico, e di valorizzare il lavoro e il volontariato sportivo.

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Le modifiche del D.Lgs. 139/2024: esenzione dall’imposta di donazione e successione per trasferimenti d’azienda e partecipazioni sociali

L’art.1, comma 1, lettera d), del d.lgs. 18 settembre 2024 n.139 conferma l’esenzione dall’imposta di donazione e successione per i trasferimenti[1], effettuati anche tramite patti di famiglia, a favore dei discendenti e del coniuge, di aziende o rami di aziende, di quote sociali e di azioni, prevista dall’art.3, comma 4 ter, del D.Lgs. 31 ottobre 1990 n. 346 (Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni), escludendoli pertanto dal calcolo delle franchigie stabilite per la suddetta imposta.

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In vigore il Codice della Crisi

Il 15 luglio 2022 è entrato finalmente in vigore il Codice della Crisi. Il D.Lgs. 12 gennaio 2019 n.14 riforma le modalità di gestione delle situazioni di crisi e di insolvenza del debitore, privilegiando strumenti volti a risolvere tempestivamente le difficoltà economico-finanziarie del debitore, al fine di garantire la continuità dell’attività aziendale e i livelli occupazionali, e approdando alla liquidazione dell’attivo soltanto in extremis.

Non è un caso che anche la struttura del codice rispecchi questa preferenza. Difatti, dopo il titolo I che illustra le definizioni di alcune parole cruciali contenute nel codice, il titolo II disciplina quegli istituti volti al risanamento aziendale quando l’impresa non è ancora in una fase di crisi o di insolvenza, ma in una condizione di squilibrio economico tale da rendere probabile il verificarsi di detti stati patologici (composizione negoziata e concordato semplificato), mentre i titoli III e IV sono dedicati agli strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza, già conclamate, in grado di garantire la continuazione dell’attività imprenditoriale (piano attestato di risanamento, accordi di ristrutturazione, convenzione di moratoria, accordi su crediti tributari e contributivi, piano di ristrutturazione soggetto ad omologazione, concordato preventivo) e, infine, il titolo V è dedicato alla liquidazione giudiziale (corrispondente al vecchio “fallimento”).

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Nuovo rinvio per l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza

Slitta nuovamente l’entrata in vigore del Codice della Crisi. L’art. 42 del d.l. 30 aprile 2022 n.36, relativo all’attuazione del Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2022 n.100, ha difatti posticipato dal 16 maggio 2022 al 15 luglio 2022 il termine a partire dal quale sarà vigente il Codice della Crisi, così modificando l’art. 389 del medesimo Codice.

Il decreto ha altresì abrogato il comma 1 bis dell’art. 389 del Codice, che prevedeva il differente termine del 31 dicembre 2023 per l’entrata in vigore del titolo II della parte prima del Codice stesso, dedicato alle procedure di allerta e di composizione assistita della crisi.

Viene quindi stabilita un’unica data, quella del 15 luglio 2022, per l’entrata in vigore di tutte le disposizioni del Codice della Crisi, a eccezione di quelle modificative del codice civile già operative dal 16 marzo 2019.

Slitta l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’impresa

Il d.l. 24 agosto 2021 n.118, vigente dal 25 agosto 2021, differisce l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’impresa (d.lgs. 12 gennaio 2019 n.14) (dal 1° settembre 2021) al 16 maggio 2022, ad eccezione delle disposizioni modificative del codice civile, già entrate in vigore il 16 marzo 2019, e delle disposizioni sugli strumenti di allerta e sulla procedura di composizione assistita della crisi, che entreranno in vigore il 31 dicembre 2023.

Il decreto-legge, inoltre, disciplina due importanti novità: introduce la procedura della composizione negoziata e l’istituto del concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio.

In questo modo, il decreto-legge tenta di adeguare il Codice della Crisi alla direttiva UE Insolvency 1023/2019, che onera gli Stati membri della predisposizione di strumenti di allerta precoce, chiari e trasparenti, anche basati su tecnologie informatiche, e di procedure di ristrutturazione preventiva celeri[1].

La composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa

Al fine di supportare le imprese nella ristrutturazione e nel risanamento aziendale e nella individuazione di procedure alternative al fallimento, anche per superare gli effetti dell’emergenza epidemiologica da SARS-Cov2, il decreto elabora una forma di mediazione assistita di natura volontaria di aiuto alle imprese in difficoltà, denominata composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa, la cui disciplina sarà applicabile dal 15 novembre 2021[2].

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Congresso Federnotai 2021

Tavola (quasi) rotonda per un nuovo modello deontologico e disciplinare

a cura di Maria Rosaria Lenti
e Beatrice Maria Ratti di Desio Levi

Nell’ambito del Congresso Federnotai 2021 si è svolta una tavola rotonda sulle prospettive di riforma del sistema disciplinare moderata da Giuseppe Mattera, Vicepresidente di Federnotai.

Di questo dibattito riteniamo utile lasciare una sintetica traccia.

Introducendo i lavori Mattera ha ricordato come nel 2007 sia stato sostituito il sistema disciplinare, pur in assenza di una riforma radicale.

Sono ancora troppe le sanzioni formali, mentre sarebbe opportuno attribuire una maggiore rilevanza alla condotta. Ciò anche sulla base del rilievo da parte della Corte dei Conti in relazione all’attività degli Archivi e al riscontro di una drastica riduzione della violazione di cui all’art. 28 della legge notarile (da 1.400 casi a poche decine).

Viene evidenziato come alcune norme formali siano anacronistiche. Per esempio, la nullità per effetto della mancanza dell’indicazione del Comune nell’atto non ha più senso in relazione alla competenza regionale.

La Riforma della deontologia deve tenere presente, tuttavia, che “sono cambiate le foglie ma devono essere mantenute le radici”. Per una buona riforma non si può prescindere dall’affidabilità della categoria e dalla tutela degli interessi pubblici e privati.

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Gli strumenti di allerta e la procedura di composizione assistita della crisi

La prima novità introdotta dal codice della crisi consiste nella previsione di misure e procedure volte a rilevare immediatamente lo stato di crisi e a individuare una soluzione da attuare, eventualmente concordata con i creditori.

Lo scopo è quello di impedire che la situazione di difficoltà economica peggiori, divenendo incontrollabile, e di riportare nuovamente il debitore in una situazione di stabilità finanziaria[1].

È possibile distinguere due differenti fasi, le quali possono –  ma non necessariamente – susseguirsi l’una all’altra:

  • la prima fase è connotata dall’attività di allerta in senso stretto, basata sull’adempimento dell’obbligo di allerta e di segnalazione al debitore gravante sui soggetti indicati dalla normativa (strumenti di allerta);
  • la seconda fase è caratterizzata dallo svolgimento di una vera e propria procedura di composizione assistita della crisi di natura non giudiziale innanzi a specifici organismi.

Gli strumenti di allerta e la procedura di composizione si applicano a tutte le imprese, escluse le grandi imprese, i gruppi di imprese di rilevanti dimensioni, le società con azioni quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione o diffuse tra il pubblico in misura rilevante, le imprese bancarie, le assicurazioni e le altre società indicate dall’art. 12, comma 5, del c.c.i.i.[2].

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Legge di Bilancio 2021 – Acquisto diretto degli immobili del patrimonio pubblico da parte degli enti pubblici territoriali

Con la Legge di Bilancio 2021 30 dicembre 2020 n. 178 il legislatore interviene per la seconda volta nel corso del 2020 sulla disciplina in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico di cui al D.L. 25 settembre 2001 n.351 e, in particolare, sulla normativa in tema di cessione di unità immobiliari.

Il comma 153 dell’art.1 della Legge di Bilancio 2021, difatti, prevede che le regioni, i comuni e gli altri enti pubblici territoriali possono procedere all’acquisto diretto delle unità facenti parte del patrimonio immobiliare pubblico, dando notizia sul sito istituzionale dell’ente delle relative operazioni, del soggetto pubblico alienante e del prezzo pattuito. La congruità del prezzo viene attestata dall’Agenzia delle Entrate.

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