Atto a distanza: è arrivato il momento?

Il 10 marzo (data in cui tutta l’Italia è diventata “zona rossa”) costituisce senza alcun dubbio lo spartiacque formale tra due epoche. Ognuno di noi spera che torni tutto come prima, ma sappiamo che, in ogni caso, molte cose cambieranno anche quando finirà lo stato di emergenza.
Bisogna prendere atto che in questo contesto sono mutate le esigenze e i parametri per tutta una serie di questioni di cui si dibatteva prima dell’emergenza.
Certamente, anche in fase emergenziale, le istituzioni devono mantenere lucidità ma non si possono trascurare i cambiamenti repentini della società e occorre trovare adeguate risposte.
E’ di oggi la notizia che il Ministero dell’Innovazione sta creando una Task-Force di esperti (anche giuristi) per fronteggiare l’emergenza e credo che anche il notariato potrebbe dare il proprio utile contributo.
Nello specifico, al nostro interno, da tempo si discute, anche animatamente, di atto a distanza; il dibattito ha visto schierarsi più “posizioni”, ognuna con valide e legittime argomentazioni: chi ha sempre spinto per accelerare, chi ha sempre respinto totalmente l’idea e chi ha predicato di non correre ma di programmare per arrivare preparati con più calma. Ovviamente, nessuno di coloro che ha partecipato al dibattito poteva immaginare questa situazione e nessuno aveva considerato nelle sue argomentazioni l’impossibilità di spostamento per pandemia (nonostante oggi qualcuno voglia passare per una Cassandra o per un guru, a seconda dei punti di vista).
Il Consiglio notarile di Milano prima e il legislatore dopo hanno individuato e recepito le esigenze di una certa clientela intervenendo, con un’attività di interpretazione della normativa esistente, in ambito “societario”, ma ovviamente non sono state prese in considerazione (ma questo può farlo solo il legislatore) le esigenze di milioni di cittadini e di famiglie con riferimento alla possibilità/necessità di dover comprare casa o un terreno, stipulare un mutuo, redigere un testamento, etc, etc.
Tutto il comparto immobiliare è fermo; gli studi notarili sono aperti ma inattivi.
All’inizio si pensava di dover “resistere” solo un paio di settimane, ma adesso quel tempo è trascorso ed è molto probabile che la situazione emergenziale (e quella di estrema cautela immediatamente dopo l’emergenza, come sta accadendo in Cina), se tutto va bene, duri comunque alcuni mesi. E sappiamo bene che le esigenze “contrattuali” dei cittadini e delle imprese continueranno a sussistere e che la maggior parte degli studi notarili non reggerà ancora per molto.
Alla luce di queste considerazioni, cosa può proporre il notariato per andare incontro alle “nuove” esigenze dei clienti e per consentire ai notai di riprendere l’attività lavorativa?
In queste settimane ciascuno di noi, per i più svariati motivi, ha fatto i conti con varie piattaforme per riunioni, consulenze, lezioni dei propri figli, cene o aperitivi virtuali con gli amici. I vari decreti che si sono susseguiti hanno spinto in modo inequivocabile verso lo svolgimento di attività anche molto importanti (l’attività giudiziaria per esempio) in video conferenza.
In questa nuova epoca post 10 marzo, valgono ancora le considerazioni di contrarietà o di prudenza per regolare l’atto notarile a distanza? Valgono ancora le soluzioni pensate nell’epoca precedente? Le esigenze manifestate oggi permarranno anche dopo l’emergenza? Saranno pronti tutti i notai?
E’ probabile che, da questo punto di vista, cambieranno notevolmente le abitudini delle persone e che la richiesta di “operare” a distanza in vari settori (come anche lo “smart working”) diventerà sempre più frequente.
Credo che il notariato non possa far finta che nulla stia cambiando e dovrà interpretare le mutate istanze della società in primis e del notariato a seguire per trovare soluzioni utili per tutti che possano valorizzare l’attività del notaio.
Ovviamente, come emerge dal dibattito di questi giorni, continuano ad esserci diverse legittime opinioni sul tema e anche Federnotai ha presentato le sue proposte ma credo che sia oggi doveroso un intervento del Cnn che comunichi con chiarezza e in tempi brevissimi la propria soluzione che dovrà necessariamente essere completa dal punto di vista tecnico, disciplinare e deontologico per garantire efficienza, controlli, personalità della prestazione e accertamento dell’identità personale.
Occorre però operare con trasparenza e onestà intellettuale, soprattutto in questo momento: dalla base arriva forte la preoccupazione per la competenza territoriale e per la concentrazione del lavoro ed è giusto quindi che le proposte sul tema ne tengano conto, ma bisogna essere consapevoli che una soluzione temporanea ed emergenziale può anche diventare definitiva, che il sistema della territorialità (pur con eventuali sistemi di geolocalizzazione o di ancoraggio alla regione di residenza delle parti) rischia comunque di essere profondamente modificato e che ogni tentativo (tetto repertoriale, file audio con la registrazione della stipula o altro) di frenare la concentrazione del lavoro potrebbe essere comunque vanificato dalle varie Authority.
E’ però arrivato il momento del coraggio; è arrivato il momento di prendere decisioni (e di comunicarle) e di prenderle in fretta, cercando di utilizzare le occasioni a disposizione per farci ascoltare dalla politica, prima che qualcun altro (autonomamente e singolarmente dall’interno o dall’esterno della categoria) le prenda al posto del Notariato e che la situazione di emergenza travolga irrimediabilmente tutti.

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Atto a distanza: è arrivato il momento? ultima modifica: 2020-03-26T19:41:39+01:00 da Domenico Chiofalo