Accesso: scuole pubbliche o scuole private?

PRO & CONTRO

A cura di Angelo Nigro

Raccolgo con piacere l’invito a partecipare al dibattito riguardante l’accesso al Notariato e quindi al dibattito circa il confronto di metodo e finalità didattiche delle scuole di preparazione alla Professione Notarile.

Non a caso mi riferisco alla preparazione alla Professione e non strettamente al Concorso  volendo così anticipare la mia opinione circa il fatto che, quando si parla di preparazione alle prove concorsuali, si commette un grave errore di prospettiva se si pensa che le scuole debbano servire a fornire agli allievi gli strumenti per superare indenni solo e soltanto i fatidici tre giorni.

Dibattito difficile e scivoloso quello che la Redazione di Federnotizie ha coraggiosamente deciso di ospitare permettendo così il confronto tra due idee diverse circa quale dovrebbe essere il ruolo delle scuole Notarili e, quindi, a cosa dovrebbe essere finalizzato l’impegno di coloro che si propongono quali docenti o, qualora si tratti di scuole private, docenti e spesso titolari delle stesse.

Se siano più funzionali alla preparazione degli aspiranti Notai le scuole di preparazione organizzate dai Consigli Notarili i cui corsi di insegnamento e prove pratiche sono affidati a Notai che, gratuitamente, mettono a disposizione la loro preparazione e, comunque sia, la propria quotidiana esperienza professionale – o se lo siano quelle private, sempre più numerose (sarà anche questo il segno dei tempi ?), organizzate da Colleghi, più o meno giovani, anche di ruolo, ai quali va di sicuro riconosciuta un’assoluta capacità organizzativa accompagnata da meritoria arguzia e lungimiranza imprenditoriale.

In realtà non so, e per la verità non credo interessi poi neanche tanto dare una risposta al riguardo, ritengo invece più utile che ciascuno di noi si interroghi su un altro quesito:  quale finalità dovrebbe perseguire una scuola di preparazione per aspiranti Notai?

Voglio sperare inoltre che almeno in questa occasione, come invece capita altre volte di sentire,  per supportare le propria opinione non venga usato l’argomento veramente troppo superficiale di quanti allievi iscritti all’una o all’altra scuola abbiano superato il concorso. Tantissimi di noi infatti durante la preparazione hanno frequentato più corsi, a volte anche in contemporanea, organizzati tanto dalle scuole dei vari Consigli Notarili quanto personalmente da Notai spesso e volentieri Maestri anche di Professione di cui diventavamo, con la dovuta riconoscenza, allievi; ciò detto, io stesso non saprei chi per primo ringraziare.

Partirò quindi da una domanda che nel più ampio argomento dell’accesso alla professione, chiama evidentemente  in causa anche l’attuale sistema concorsuale con le relative prove scritte le cui tracce, evidentemente, le commissioni degli ultimi tempi hanno ritenuto idonee a vagliare la preparazione del candidato ad essere Notaio:

“L’animale concorsuale” sta subendo una mutazione genetica, meccanicamente e “ in termini di casistica” più pronto a rimanere in pista, ha infatti sviluppato  capacità idonee a superare ostacoli quali case mobili o comparenti che parlano solo in dialetto, giusto per citare qualche recente esempio.

E’ tuttavia preparato ad avere una proporzionale e matura consapevolezza del ruolo che sarà chiamato a svolgere?

Inutile nascondere tra noi l’imbarazzo, purtroppo sempre meno eccezionale, nel leggere nei social network alcune domande di preparatissimi e giovanissimi colleghi che fanno trasparire assoluta mancanza di pratica “presso un notaro del distretto” come richiesto dall’art. 5 della nostra Legge Notarile.

Responsabilità dell’aspirante, oggi notaio, che comprensibilmente aveva come unico scopo quello di superare al più presto il concorso o invece di chi si è occupato della sua formazione?

E’ questo il punto da cui partono le mie riflessioni.

Cosa vogliamo per il Notariato e, quindi, quale tipo di formazione e preparazione Professionale ciascuno di noi ritiene che le scuole di preparazione dovrebbero portare avanti?

La scuola di preparazione deve solo limitarsi a fare da navigatore al concorrente/pilota anticipando quali birilli potrebbe trovare sul percorso ad ostacoli dei tre giorni oppure dovrebbe tornare ad essere luogo di preparazione sì teorica ma anche scuola di preparazione pratica alla professione?

In altri termini occorre dire se si ritiene giusto che al concorso accedano tutti indistintamente, a prescindere da un’effettiva pratica notarile, o se, come io credo, si debba essere critici nei confronti di quella corrente di pensiero, radicata purtroppo sempre più negli aspiranti notai e spesso avallata e alimentata proprio dalle scuole private, secondo cui il superamento del concorso notarile possa prescindere da qualsiasi ancoraggio con la realtà delle problematiche quotidiane professionali.

Del resto che si sia persa di vista l’importanza della pratica prova ne è l’ammissione di colpa che testualmente si ritrova nell’articolo 5 comma 6 bis della legge 89/1913 riguardante l’obbligo di tirocinio post superamento del concorso. Tirocinio per cosa? A chi è rivolto se non al vincitore di concorso che abbia frequentato poco o nulla uno studio Notarile per la prescritta pratica?

Io credo che nessuna di noi possa esimersi dal chiedersi se si sia smarrita l’utilità e anche, permettetemi, la bellezza del rapporto tra notaio e allievo/praticante e quella doverosa trasmissione di esperienza che potrebbe far ritrovare quella comunanza di intenti tra generazioni che ultimamente sembra si sia notevolmente affievolita.

Un serie di domande a cui ciascuno di noi dovrebbe dare nel quotidiano una risposta perché ritengo che da queste risposte possa discendere una considerazione circa il dibattito in questione.

E’ evidente che se si ritiene giusto riscoprire l’importanza della pratica e non solo della teoria, anche in sede concorsuale, i corsi privati organizzati da colleghi – a volte fin troppo giovani di ruolo o che preferiscono di gran lunga la teoria alla pratica professionale con le sue maggiori responsabilità – potrebbero suscitare se non una critica almeno qualche ragionevole dubbio circa il loro positivo apporto al Notariato del domani.

Non discuto assolutamente la preparazione dei colleghi i quali, solo una volta esserlo diventati loro stessi – potere del sigillo – scelgono non di esercitare la Professione Notarile, bensì di dedicare gran parte del loro tempo ad organizzare  corsi privati di preparazione al concorso. Non mi permetto neanche di giudicare che ciò lo si faccia a pagamento – sebbene qualche imbarazzo e riflessione autocritica in termini previdenziali da parte di questi maestri delle nuove generazioni non sarebbe del tutto fuori luogo – ho piuttosto qualche dubbio se questa sia veramente la giusta strada da seguire.

D’altro canto mi chiedo:

– se tanti aspiranti allievi scelgono di affidare la loro preparazione ai corsi privati organizzati da colleghi anche con pochissima se non con alcuna esperienza Professionale, ci dovrà pur essere un motivo;

– se gli allievi sono consapevoli che i loro elaborati possono essere corretti anche da loro colleghi di concorso che notai ancora non sono, ci dovrà pur essere un motivo.

Osservare impassibili questa realtà senza fare necessaria autocritica non giova di sicuro a chi propone un diverso criterio di formazione e di preparazione al concorso.

Ritengo di non andare troppo lontano se sostengo che il motivo di attrazione verso i corsi organizzati privatamente da colleghi risieda nel metodo di sicuro più accattivante.

Gli aspiranti notai evidentemente cercano spasmodicamente una guida personificata, non importa più, evidentemente, se questa eserciti o meno la professione notarile alla quale essi stessi aspirano o se la eserciti da poco o da molto tempo.

E’ evidente che se questa è la domanda del mercato, perché di questo si tratta, ciò è dovuto agli ultimi concorsi, più vicini a chi il Notaio non fa che a quelli che si preoccupano che in una divisione siano costituiti tutti i condividenti; più vicini agli aspiranti Notai che pratica non fanno rispetto a quelli che invece ritengono che la stessa possa insegnare loro qualcosa di importante chiamata esperienza.

E’ evidente che se il concorso continuerà ad essere basato su tracce la cui soluzione è distante da quella che un Notaio esercente adotterebbe nel quotidiano sempre più spazio avranno le scuole i cui docenti per scelta obbligata esercitano poco o nulla la professione e sempre meno richiamo avranno quelle “istituzionali”.

Le scuole organizzate dai vari Consigli Distrettuali, d’altronde, dovrebbero iniziare a prendere atto di quanto sta accadendo e quindi cominciare a fare rete continuando sempre più a coinvolgere nelle proprie attività i colleghi Notai esercenti di prima grandezza magari affidando loro corsi mirati ma dovrebbero anche preoccuparsi di attirare a sé tutte le nuove energie che con entusiasmo si affacciano alla Professione. I giovani colleghi così avrebbero la possibilità di conoscere anche didatticamente e dialetticamente i colleghi che li hanno preceduti affiancandoli nei corsi sviluppando, così, un reciproco scambio di preparazione e esperienza a tutto vantaggio degli allievi e anche della categoria.

E’ in altri termini dalla visione che si vuole dare al Notariato a partire dal suo accesso e quindi alla preparazione al concorso che si differenziano a mio parere le scuole Private da quelle Istituzionali.

I tempi di indizione del concorso hanno ormai una cadenza tale da indurre gli allievi a non prendere neanche in considerazione di fare effettiva pratica o tanto meno di studiare testi diversi dai manuali in cui si ritrovano sintetizzate le diverse opinioni dottrinali con accurata casistica giurisprudenziale.

Mi chiedo: è questo che vogliamo ?

A parer mio questo può volere una scuola di preparazione che basa il suo successo sull’omologazione delle opinioni. Del resto se le tracce concorsuali vanno in una direzione spesso avulsa dalla pratica perché questa scuola dovrebbe mutare la propria politica?

Se il concorso non richiede una preparazione fondata su un confronto serrato e costruttivo tra accademia e pratica notarile, perché le scuole istituzionali a cui partecipano anche Docenti Universitari e Notai esercenti dovrebbero avere più credito e appeal di quelle private?

Per concludere è quindi dall’idea che ciascuno di noi ha maturato circa il futuro del nostro Notariato che ritengo si debba partire per cimentarsi poi nel dibattito in questa sede proposto.

            “La storia siamo noi, nessuno si senta offeso”, ritengo che queste parole ben si addicano anche alla nostra di Storia.

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Accesso: scuole pubbliche o scuole private? ultima modifica: 2015-03-17T09:35:27+00:00 da Redazione Federnotizie