Accesso: intervista al Consigliere Nazionale Enrico Maria Sironi

Enrico Maria Sironi, Consigliere Nazionale, responsabile del settore propositivo del CNN, risponde ad alcune domande sulla riforma dell’accesso.

– Riprendiamo il discorso sull’accesso già affrontato da Federnotizie per chiedere qual è lo stato dell’arte relativamente alla riforma e in particolare quali sono gli obiettivi del Consiglio Nazionale del Notariato?

Sugli obiettivi di una riforma dell’accesso alla professione non possono esserci, né ci sono dubbi in seno al CNN: l’interesse tutelato è quello di garantire che i giovani che superano il concorso siano preparati non solo sul piano scientifico-culturale, ma complessivamente come professionisti, capaci di affrontare la sfida a 360 gradi, quindi anche sul piano organizzativo, relazionale (con i clienti) e deontologico. Si tratta di un interesse che accomuna i futuri colleghi, la categoria, lo Stato ed i cittadini, in coerenza anche con l’art.6 del DPR 137/2012 (riforma delle professioni), secondo il quale “Il tirocinio consiste nell’addestramento, a contenuto teorico e pratico, del praticante, ed è finalizzato a conseguire le capacità necessarie per l’esercizio e la gestione organizzativa della professione”.

Di conseguenza la questione dell’accesso non può essere limitata al concorso, ma riguarda l’intero percorso formativo del futuro notaio, dalla pratica notarile all’iscrizione a ruolo.

Questa è l’ottica con la quale il CNN ha affrontato la questione, dapprima tramite un gruppo di lavoro coordinato insieme al Collega Sergio Sideri, cui hanno partecipato anche i rappresentanti di Federnotai e dell’Associazione Italiana Giovani Notai, ed in queste ultime settimane anche con un attento confronto dell’intero Consiglio, in relazione all’iniziativa del Ministero della Giustizia, che ha aperto un tavolo di lavoro con le professioni per attuare la riforma, ponendo tra i temi oggetto di confronto quello del tirocinio.

– Quali sono le proposte concrete che il Consiglio Nazionale intende portare avanti per garantire concorsi snelli, trasparenti e veloci?

L’obiettivo è consentire che il concorso, conservando le tradizionali caratteristiche di serietà ed imparzialità, sia coerente con le finalità dette prima ed abbia tempi e costi sostenibili (sia per i candidati che per l’Amministrazione). Come è noto, negli ultimi venti anni abbiamo sperimentato la preselezione informatica (anche io l’ho fatta), per poi passare alla regola vigente, che impedisce la partecipazione al concorso a chi sia stato giudicato non idoneo in tre prove concorsuali. Se i limiti della preselezione sono stati di incentivare non lo studio ma la preparazione meramente mnemonica e di allungare i tempi del percorso concorsuale, la situazione attuale è ugualmente insoddisfacente, perché finisce con l’escludere dal concorso quei candidati che (magari perché più “lenti” o anche solo meno fortunati) hanno bisogno di più tempo per raggiungere la piena “maturità”.

Si può pensare, dunque, all’inserimento tra le prove concorsuali di una prova a quiz (segreti), mediante modulo cartaceo con sistema a lettura ottica delle risposte (il cui mancato superamento porti alla bocciatura, senza procedere alla correzione degli altri elaborati), o ad una rivisitazione della prova preselettiva a quiz (da svolgersi simultaneamente in sedi decentrate sul territorio nazionale e mediante quiz segreti, come per le prove di ammissione all’università), oppure ad innalzare il numero di concorsi il cui mancato superamento determini esclusione da successivi concorsi.

Non va trascurata, poi, la possibilità di rivedere (senza stravolgerle) le materie delle prove scritte ed orali, recuperando un ruolo per la volontaria giurisdizione, nonché per la deontologia ed il diritto dell’informatica, senza trascurare la conoscenza di una lingua straniera (già prevista tra le materie di esame per i futuri magistrati).

Un ripensamento potrebbe essere fatto anche riguardo alle regole che disciplinano il funzionamento della commissione d’esame, la correzione degli elaborati e l’attribuzione del punteggio, prevedendo che le sottocommissioni possano lavorare anche quando siano presenti almeno i 4/5 dei suoi componenti e stabilendo che il giudizio in ciascuna delle prove (scritte e orali) sia motivato con l’indicazione del solo punteggio numerico, mentre l’insufficienza sia motivata con la sola formula “non idoneo”.

Personalmente ritengo non vada trascurata, infine, l’opportunità di fissare il periodo dell’anno nel quale svolgere il concorso notarile (norma che avrebbe benefici effetti sulla “organizzazione della vita” dei praticanti).

– E’ possibile contemperare in qualche modo il diritto di ciascun candidato di ricorrere all’autorità amministrativa contro l’interesse generale ad un concorso, snello, veloce e che garantisca la segretezza delle correzioni?

Purtroppo (ai fini della funzionalità del concorso) è evidente che non è possibile comprimere il diritto di rivolgersi alla giustizia amministrativa. L’idea di tornare ad un giudizio motivato con l’indicazione del solo punteggio numerico e nel quale l’insufficienza sia motivata con la sola formula “non idoneo” va, comunque, nella direzione da Te indicata.

– Quale dovrebbe essere il ruolo delle scuole di notariato oggi nella formazione, con particolare riferimento alla differenza fra scuole “private” e “pubbliche”?

Lavoriamo all’idea di prevedere che la frequenza di un corso di formazione specifico non sia “eventuale” (quindi, opzionale) ma obbligatorio per l’accesso alla professione notarile. Quanto al piano formativo ed ai requisiti per l’accreditamento delle scuole, il DPR 137/2012 prevede che il consiglio nazionale appronti un regolamento: bisogna lavorarci, senza pregiudizi, ma con l’obiettivo di assicurare ai futuri colleghi una formazione completa, come ho detto prima.

Certamente la “mission” di una scuola non può essere quella di formare “acrobati del diritto”, come hai scritto nel Tuo recente corsivo.

– Chi all’interno del notariato spinge maggiormente per l’abolizione del limite delle tre consegne, senza preoccuparsi di una riforma complessiva?

Mi pare che il giudizio negativo sul limite delle tre consegne sia ampiamente condiviso nella categoria, anche se non manca qualche posizione divergente. Non mi risultano, invece, opinioni contrarie ad una riforma complessiva, tendente all’obiettivo di cui abbiamo parlato sopra; tuttavia le idee su alcune scelte possono legittimamente essere diverse ed in alcuni può prevalere l’opinione che non ci sia “spazio politico” per ottenere una revisione dell’intero sistema tirocinio-accesso.

In ogni caso, la posizione del CNN, il quale però non ha – è bene ricordarlo – poteri normativi, è favorevole ad una riforma complessiva.

– E’ opportuno – nell’ottica complessiva della riforma – ripensare anche alle modalità di svolgimento della pratica notarile, puntando ad un concorso che licenzi professionisti preparati e capaci e non solo giuristi di grande levatura intellettuale poco abituati a risolvere casi concreti?

Come ho già detto, ritengo che la riforma non possa prescindere da una revisione della pratica notarile, proprio in vista dell’obiettivo che hai sottolineato e sul quale mi sono già soffermato prima. E’ con questo obiettivo che si immagina, con specifico riferimento al periodo di pratica svolta presso lo studio (fondamentale per l’acquisizione della sensibilità e delle attitudini necessarie per l’esercizio e la gestione organizzativa della professione), di prevedere l’obbligo per il praticante di intervenire alla stipula di un certo numero di atti, anche sottoscrivendo gli stessi con l’aggiunta al proprio nome e cognome della qualifica di “praticante” (intervento cumulabile, ovviamente, con quella di testimone e/o fidefaciente).

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Accesso: intervista al Consigliere Nazionale Enrico Maria Sironi ultima modifica: 2015-02-03T16:12:42+00:00 da Alessandra Mascellaro