A margine della lettera di Luciano Guarnieri

Sono in molti coloro che non hanno gradito i toni della lettera di Luciano Guarnieri inserita nella rubrica Tribuna Aperta, rubrica che ospita contributi spontaneamente inviati alla redazione e che la redazione ben volentieri ospita per tenere aperto il dibattito sui temi della politica notarile.

Non necessariamente quindi i contributi ospitati nella rubrica “Tribuna Aperta” rispecchiano il pensiero della redazione. Anzi.

Nel presentare il contributo di Luciano, vecchio redattore di questa rivista avevamo allarmato i lettori che i toni, che non facciamo nostri, avrebbero urtato qualche suscettibilità, invitando a non usare l’offesa come strumento per non discutere sul merito.

Merito sul quale, la posizione di Luciano Guarnieri coincide con quella della redazione.

Tra le lettere ricevute dai “malcontenti” ne abbiamo selezionate tre, particolarmente rilevanti perché arrivano da colleghi cui ci lega particolare stima e amicizia, che censurano la nostra scelta.

Ma anche se sono piovute critiche che continuiamo a pensare di non meritare, la lettera di Guarnieri (uno degli articoli più visualizzati in questo scorcio di anno) ha avuto comunque il merito di accendere una discussione su temi che, tralasciando la questione dei modi, sono centrali per la previdenza del Notariato.

Insistiamo, quindi, sul merito, ponendo alla categoria tre domande che riteniamo ineludibili:

  • È vero o non è vero che un sistema contributivo (la mia pensione sarà commisurata ai versamenti da me effettuati), seppur temperato, offre maggiori garanzie di sostenibilità dei conti rispetto a un sistema mutualistico puro (la mia pensione sarà di un ammontare predeterminato anche se i versamenti da me effettuati non sono in grado di coprire le presumibili erogazioni)?
  • È vero o non è vero che il costo della vita a Venezia è più alto che a Terni e che quindi una pensione di uguale importo non garantisce al pensionato di Venezia lo stesso tenore di vita che a quello di Terni?
  • È vero o non è vero che il rapporto tra numero di notai in esercizio e numero dei Consiglieri della Cassa è fortemente penalizzante per alcune regioni rispetto ad altre, con una sproporzione di circa uno a dieci?


Incipit

Caro direttore,
la tua precisazione, che ha preceduto la pubblicazione della lettera di Luciano Guarneri, in merito alla mia scelta di non pubblicarla richiede, mio malgrado, un breve intervento per esigenza di trasparenza nei confronti dei lettori di Federnotizie.

È per me doverosa una premessa: nella veste di direttore in tre anni mi è capitato più volte di dover decidere se pubblicare o meno un articolo e non si è mai trattato di “censura” (ritengo che non debbano esistere tabù per il giornale e per chi lo dirige), ma di scelte editoriali (a volte molto sofferte) giustificate da motivi di stile, di qualità, di sensibilità, di opportunità, di utilità e in più occasioni ho deciso, condividendo con la redazione, di non pubblicare (anche articoli a firma mia), mantenendo riservate all’interno della redazione le ragioni di tali decisioni.

Mi spiace quindi dover “esternare” i motivi adesso, ma devo ammettere che questa scelta non è stata affatto sofferta per due ragioni: nel merito, a mio avviso, il contributo nulla aggiungeva al dibattito ventennale sull’argomento, limitandosi alla parte critica senza alcuna proposta concreta; nella forma (che, però, è anche sostanza, in questo caso) la lettera era, a mio avviso, indecente e non meritevole di trovare spazio nelle pagine di Federnotizie.

La lettera è, a mio avviso, inutilmente offensiva e annulla ogni possibile riflessione ponderata sul merito dell’argomento. Aggiungo che è anche “non corretta” visto che dimentica di ricordare che dal 2013 al 2019 la Cassa è stata presieduta da Mario Mistretta, presidente del Cnd di Brescia, che in campagna elettorale aveva urlato ai quattro venti le sue idee riformiste sul sistema contributivo e sulla riforma della governance, salvo poi dimostrarsi più conservatore dei suoi predecessori per mantenere gli “equilibri”, ossia per mantenere la poltrona presidenziale e puntare, con il salto della quaglia poi fallito, anche alla presidenza del Cnn.

Se, quindi, Luciano Guarneri ritiene che la causa dell’immobilismo della politica previdenziale vada ricercato nella “mancanza di cultura e onestà intellettuale del ceto notarile che presiede l’amministrazione della Cassa”, quanto meno avrebbe dovuto ampliarne i confini regionali e non limitarsi al “ceto notarile centro-meridionale”.

Ovviamente, si tratta di mie personali convinzioni e quindi trovo assolutamente legittima la tua diversa scelta di pubblicare e ne comprendo anche l’obiettivo politico.

Non entro nel merito della questione perché spero che nell’imminente campagna elettorale i candidati lo affrontino in modo concreto, approfondito e trasparente e perché credo che sia giusto, dopo aver occupato per tanti anni questi spazi, lasciare campo libero ad altri e quindi, dopo questo mio “doveroso” intervento chiarificatore, ritorno a essere un semplice lettore accanito di Federnotizie, concludendo solo con un piccolo consiglio: offendere, impedendo ogni serena discussione, è una pessima idea.

Domenico Chiofalo


Incipit

Caro direttore Arrigo Roveda,
l’articolo di Luciano Guarnieri ha suscitato, com’era prevedibile, reazioni a dir poco vivaci. Non ti nascondo che le considerazioni che hai premesso all’articolo, in tema di diritto-dovere a essere offesi, benché mutuate anche da autori/autrici sulla cresta dell’onda, non mi hanno convinto.

Personalmente, con atteggiamento molto più tradizionale e prevedibile (ma perché dovrebbe essere un difetto?), avrei scritto:

“Riceviamo questo contributo di Luciano Guarnieri, notaio in pensione, già componente il Consiglio di Amministrazione della Cassa. Lo pubblichiamo anche per rispetto alla storia personale di Luciano, senza per questo fare nostre acriticamente tutte le sue affermazioni, in particolare quelle di ordine etnico-geografico.

Il dibattito sul superamento del sistema mutualistico puro, a favore di un sistema almeno in parte contributivo, è importante e va rimesso all’ordine del giorno. Se ciò avverrà, anche grazie alla provocazione di Guarnieri, si sarà comunque ottenuto un risultato utile”.

Caro Arrigo, gli anni passati insieme in Consiglio, impegnati anche a contrastare malfattori e magliari incistati nel Notariato del nostro distretto, impediscono alla mia sensibilità di vecchio liberale risorgimentale d’intervenire in forma meno che amichevole nei tuoi confronti. Ma con l’amicizia di sempre ti dico che Federnotizie, questa volta, ha fatto pipì fuori dal vaso.

Piercarlo Mattea


Incipit

Prendo lo spunto dal “combinato disposto” degli scritti a firma di Arrigo Roveda e di Luciano Guarnieri apparsi recentemente su Federnotizie per affrontare un problema di carattere generale.

Per la verità lo spunto più stimolante mi viene offerto da Arrigo, quando affronta il tema dei diritti di ciascuno e parla del “diritto di essere offeso”, mentre in effetti pratica, attraverso lo scritto di Luciano, il “diritto di offendere”, diritto a cui nessun artificio retorico può dare dignità.

Credo che ciascuno di noi quando assume comportamenti o manifesta opinioni deve chiedersi se il ruolo che egli ha gli consente veramente di esprimersi senza regole; deve chiedersi se la carica che ricopre, e che di fatto lo rende (o lo fa apparire) espressione di un gruppo, non gli imponga anche di tener conto di tutte le “anime”  del gruppo; se il suo ruolo lo rende veramente libero nel modo di esprimersi, o invece non gli debba suggerire anche di rispettare l’opinione e la sensibilità dei componenti di quel gruppo che egli rappresenta.

Molto semplicemente, a proposito di diritti, mi chiedo: io, come appartenente al gruppo che si riconosce in Federnotizie, ho, o non ho, il diritto di sentirmi rappresentato da persone capaci di un confronto anche aspro, ma pur sempre rispettoso? Ho o non ho il diritto di leggere su Federnotizie opinioni manifestate con dura franchezza, ma senza inutili e sgarbati atteggiamenti di superiorità?

Se ce l’ho, vorrei che se ne tenesse conto.

Ezio Leotta



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