[Ultima edizione cartacea] Scrivere sull’ultimo numero “cartaceo” di una rivista

Articolo pubblicato sull’ultima edizione cartacea di Federnotizie del 2014, che riportiamo in continuità con la tradizione della testata. 

Scrivere sull’ultimo numero “cartaceo” di una rivista (anche se la carta è stata eliminata da qualche numero, il formato è rimasto lo stesso) è un fatto molto particolare, può sembrare un saluto, ultimo, inappellabile; inoltre, cosa ben più grave, c’è il rischio di un intervento che si divide equamente tra l’agiografico e l’autocelebrativo. Pericolo – in entrambi i casi – da evitare, con molta cura.

Articolo apparso sull'ultimo numero cartaceo di Federnotizie

Questo articolo è apparso sull’ultimo numero cartaceo di Federnotizie

Convinto che non sia un addio (almeno da parte mia) e non volendo mancare al gentilissimo invito di intervenire su materie che in certa maniera mi riguardano (ecco emergere il rischio dell’autocelebrazione), volentieri provo a esprimere, in maniera semplice e diretta, alcune valutazioni generalissime tutte da provare, spesso scambiate velocemente con molti di voi in diverse occasioni.

Un brevissimo accenno agiografico risulta necessario, solo per dare l’esatta dimensione della mia presenza sul territorio; con lo spirare del 2014, saranno venti gli anni della mia ininterrotta presenza in Archivio. Ci si domanda – da tempo e in maniera ripetuta – quale sia il punto di vista dell’Archivio nei confronti del Notariato nel suo complesso e del Notariato più territorialmente vicino all’attività quotidiana (il Distretto), come se l’Archivio fosse qualcosa di sostanzialmente estraneo a tale realtà.

È stato necessario molto tempo e più di un Presidente di Consiglio notarile per dimostrare e convincere i più che – nel pieno rispetto dei rispettivi diversi ruoli e competenze – si è parte dello stesso mondo. Si è interpreti – con voci e toni diversi – di uno spartito simile, necessariamente comune!

Il vecchio adagio, “col Conservatore non si parla”, è da tempo fortunatamente superato grazie a coloro che hanno immaginato e consentito un rapporto diverso (vincendo in certo modo una scommessa prima impensabile), un confronto fondato sul rispetto del ruolo e un continuo scambio di esperienze e capacità, particolarmente utili nel complesso attuale contesto. Non voglio soffermarmi sulla perdurante crisi, i cui motivi di fondo e gli elementi che ne impediscono – ancora oggi – un’accettabile soluzione, sono noti alla maggior parte di voi, ma vorrei evidenziare come questo “strano” momento abbia determinato, o meglio imposto, un sostanziale passaggio generazionale nella categoria.

Una sostituzione che non si fonda unicamente sul semplice dato anagrafico, nella contrapposizione giovane/meno giovane, ma che si basa soprattutto sulla capacità di comprendere il nuovo e farne chiara opportunità professionale. La questione è direttamente connessa alla personale predisposizione a concepire e comprendere il proprio ruolo professionale in una società in fortissima accelerazione (quasi mai ad andamento lineare), processo fondamentale (l’autovalutazione), per alcuni aspetti ancora poco frequentato dai più.

Non si tratta di un problema che possa essere affrontato e risolto dal singolo, grazie alle sue particolari capacità financo manageriali, ma che deve essere metabolizzato dal gruppo nel suo insieme, puntando su cosa e come offrire il nuovo, in un momento di particolare confusione. Le soluzioni personali possono significare la sopravvivenza del singolo, difficilmente della categoria nel suo insieme.

In questo contesto, parlare di attualità della legge notarile o della necessità di una sua profonda revisione probabilmente ha poco senso; anteporre – per alcuni aspetti – i vincoli di forma su materie non in grado di sopportarli (oltre) diviene esercizio sterile, profondamente inutile e per alcuni aspetti pericoloso in quanto semplicemente autoreferenziale, se non si hanno chiari e precisi i contorni del ruolo assegnatovi (da altri) e che si è in grado di interpretare realmente, senza sofismi. Basta richiamare l’enorme difficoltà mostrata nello scontro con le regole di common law degli ultimi anni e l’importazione (senza difesa) di strumenti operativi profondamente diversi dal nostro sentire.

Probabilmente la strenua difesa della struttura della legge notarile (che formalmente dava l’idea – ma solo questa – di un sistema compatto, roccioso, privo di smagliature, in grado di “disciplinare” autonomamente l’insieme) ha mascherato per molto tempo – probabilmente troppo – un’estrema difficoltà della categoria a comprendere e attuare in maniera moderna la propria funzione, in una realtà – come detto – in forte debito di ossigeno, non solo dal punto di vista economico/finanziario.

Non voglio rimarcare argomenti ormai superati, ma il copione riservato al notaio in sede di mutui bancari ha da tempo (molto!) mostrato la corda. Le difficoltà in cui il Notariato si è mosso in questi ultimi 15 anni, non sono dipese unicamente dalla crisi economica generale (che al massimo ha 8 anni e che ha riguardato unicamente la fortissima contrazione dei numeri economici), ma soprattutto dalla mancanza di visione del proprio futuro, del proprio ruolo e questo esattamente nel momento (qualche anno fa) in cui i numeri erano spaventosamente buoni! Cosa che avrebbe consentito altre scelte. Ma c’era spazio per tutti e ognuno sceglieva la sua nicchia, non ci si doveva o voleva interrogare sul futuro prossimo.

L’eliminazione della tariffa (più dell’aumento della tabella delle sedi notarili), ha notevolmente acuito l’effetto dirompente della generale congiuntura sfavorevole sulla categoria. Non che il Notariato – per grazia divina – potesse rimanere all’asciutto dallo tsunami economico negativo mondiale, ma certamente i termini di difesa della posizione sarebbero stati migliori, se si fosse agito in certa maniera per tempo.

L’invalicabilità della tariffa è stata interpretata non come elemento di garanzia collettiva (gli aspetti deteriori dell’abbassamento del livello qualitativo della prestazione, determinati dall’attuale scarsità di margine di guadagno, devono ancora platealmente manifestarsi), ma probabilmente solo come strumento di controllo della concorrenza interna, obiettivo questo, invece, preteso all’esterno del mondo notarile in termini di necessario contenimento dei costi (l’intervento dell’Antitrust ha posto chiaramente la questione, ormai da tempo).

Altro elemento che è apparso, almeno ai più, come un reale boomerang è stata la copertura assicurativa obbligatoria. Non che il principio di tenere indenne la parte dall’eventuale errore professionale (più che consentito) fosse disdicevole, anzi! Solo che la rilevanza e la tipologia degli incidenti assicurativamente coperti ha fatto “saltare il banco”, senza dare garanzie generali di buon funzionamento della professione; e senza che “l’incidente”, magari ripetuto, potesse avere degli effetti oltre l’orizzonte ristretto della responsabilità civile. L’attuale situazione della contrazione della polizza generale è sotto gli occhi di tutti.

Ultimo passaggio, ovviamente non ancora definito, è quello della contrapposizione generazionale tra notai di fresca nomina e coloro al limite della pensione, in termini di garanzie assistenziali e previdenziali gestite dalla Cassa nazionale. Il sistema a suo tempo scelto ha reso possibile – per molto – un risultato più che accettabile (anche se sono note le lamentele di coloro che hanno versato al sistema ingenti somme nel corso degli anni), oggi evidentemente non più garantito dal mordere della crisi e dal prosciugarsi dei versamenti. L’aumento del prelievo non può spingersi oltre. Anche su questo argomento, non secondario, considerato che riguarda legittime aspettative, è giusto che la categoria proceda a scelte efficaci, probabilmente non più rinviabili.

D’altro canto, come elemento estremamente positivo, questa è la categoria professionale (di lunga tradizione) che ha messo in sicurezza molti aspetti, non secondari, del funzionamento della macchina pubblica (mi riferisco soprattutto all’operazione Catasto, al mantenimento dei libri di pubblicità commerciale e fondiaria, tra i numerosi risultati positivi determinati dall’intervento notarile) categoria che è stata in grado, prima in assoluto, di immaginare e attuare una trasformazione profonda del sistema documentale, con l’introduzione dell’atto informatico e della sua completa gestione riforma che, ora agli esordi, sarà sicuramente una delle cose più importanti (per tutti) poste in essere in questi ultimi anni.

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[Ultima edizione cartacea] Scrivere sull’ultimo numero “cartaceo” di una rivista ultima modifica: 2014-10-09T10:00:06+01:00 da Mario Molinari